street segnali stradali

Published on luglio 5th, 2013 | by Sara Colafrancesco

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Segnali stradali in notturna a Torino

Una sera, passeggiando con amici per le vie del centro a Torino, mi sono imbattuta in alcuni segnali stradali con un diverso aspetto.

Di notte camminando accompagnati dall’ebbrezza che solo il vino sa dare, questa segnaletica ci è parsa paradossalmente “normale”; “normale” come l’euforia e la voglia di far baldoria, tipica del sabato sera, che è stata fondamentale per l’individuazione di quest’arte di strada torinese.

Sebbene in queste vie ci fossimo già passati mille altre volte, né io, né gli altri avevamo mai notato queste curiose opere d’arte.

Come tutte le opere d’arte anche queste, per quanto extra canoniche possano sembrare, aderiscono a una corrente artistica ben precisa che prende il nome di street art.

L’arte di strada può essere considerata un’espressione paradigmatica del nostro tempo al pari dei social network, perché se da un lato è usata per comunicare qualcosa, dall’altro il messaggio cambia come la tela stessa, lo spazio urbano, che appare in continua evoluzione.

La velocità e l’immediatezza della comunicazione nelle opere di street art può essere quindi paragonata facilmente a quella di facebook dove le notifiche scorrono come un torrente in piena. Nel panorama artistico contemporaneo il flusso era reso, negli anni ‘80 con i graffiti fatti sui treni e oggi, attraverso l’impiego di sticker e stencil.

Quest’affascinante lettura della società è sostenuta dal pensiero del sociologo Zygmunt Baumani secondo il quale nell’epoca in cui viviamo, i rapporti tra le persone si sono liquefatti, tendendo ad essere sempre più inconsistenti. Come puoi afferrare una sostanza liquida? Non puoi, è sfuggente.

segnali stradali

Questo discorso conferma e rafforza le mie considerazioni rispetto all’arte di strada. Gli artisti che aderiscono a questo filone, lo fanno spinti da uno strano entusiasmo come se stessero cavalcando l’onda con la tavola da surf.

Parafrasando le parole di uno street artist, che fa parte del collettivo torinese  Truly Design, sul quale è stato girato un documentario per commemorarne il decennale, presentato il 5 aprile al Blah Blah di via Po, il quale afferma che “è tutta una questione di raccontare ciò che ti ispira e ciò che ti circonda“. Raccontare ciò che ci circonda è a mio avviso, seppur inconsciamente, l’espressione concreta della liquefazione relazionale di cui parlava Bauman che porta l’uomo verso un disorientamento continuo e costante.

Pensate a quanti messaggi ci colpiscono ogni giorno e a quanti invece ci sfuggono, com’è successo a me, nella ormai nota passeggiata serale per le vie di Torino con i celebri cartelli stradali modificati da stancil.

Siamo immersi in un universo di messaggi e oggetti in movimento e la street art è un micro cosmo in questo mondo liquido più grande.

In conclusione mi chiedo: questa forma d’arte è da considerare un’espressione particolare di un momento specifico oppure può avere un valore universale che resterà sempre lo stesso nel tempo?

[street2#26]

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About the Author

Sara Colafrancesco

Sara Colafrancesco studia all’Accademia di Belle Arti di Torino, è al primo anno del biennio Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo. Prima ha conseguito la laurea all’Università di Tor Vergata in Scienze dei beni culturali con indirizzo storico-artistico. Tra ottobre 2010 e maggio 2011 ha partecipato a uno stage al Circolo degli artisti a Roma, le mansioni riguardavano l’organizzazione e l’allestimento di mostre.



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