art Michael Elmgreen_Ingar Dragset

Published on dicembre 9th, 2014 | by Sara Colafrancesco

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La verità prende la forma dell’illusione

(cit. Gilles Deleuze)

Michael Elmgreen, danese, e Ingar Dragset, norvegese, si conoscono a Copenaghen nel 1995. Iniziano a lavorare insieme e per i primi dieci anni sono una coppia di fatto: lavoro e vita privata.

Per un periodo della loro vita si trasferiscono insieme a Berlino e conclusa la relazione amorosa, il duo artistico continua a tenere un rapporto solo professionale.

Le loro opere si sono sempre distinte per uno spiccato senso critico che però non tende a giudicare bensì a portare alla vista un nodo che non si vede attentamente.

Per comprendere meglio il fulcro dei loro lavori è opportuno iniziare a parlarne: analizziamo insieme solo alcune opere con la speranza che qualche curioso possa poi andare ad approfondire altrove l’argomento.

Un’opera che ha fatto molto parlare di se, almeno in Italia, è stata quella presentata a Milano nella Galleria De Carlo. Era il 2002 e l’opera dal titolo “How are you today?” fu stata inaugurata proprio nel giorno di uno sciopero generale. Gli artisti si unirono al corteo con i trecentomila manifestanti.

Elmgreen

Quando si entrava in galleria, si restava colpiti dal fatto che era completamente vuota: niente quadri alle pareti, niente installazioni, nessuna scultura, solo una scala di legno. Un po’ come nelle favole dei bambini ci si domanda: dove mi porterà? Incuriositi, si sale in cima e si scopre che ci conduce semplicemente a un oblò che sbuca nel pavimento dei coinquilini del piano superiore: ma l’azione non è un semplice guardare. L’occhio di chi guarda è orientato verso un interno proprio come quando davanti il televisore ci si trova a vedere programmi come Il Grande Fratello o simili. Il fattore voyeuristico gioca un ruolo importante. E allora la domanda sorge spontanea: perché tutta questa voglia di guardare? Ma è poi vero che l’erba del vicino è sempre più verde?

Nel 2003 è stata installata all’interno della Galleria Vittorio Emanuele di Milano “Short Cut”. Una Uno bianca e una roulotte trainata da questa sbucano improvvisamente dal pavimento: hanno trovato una scorciatoia che le ha portate lì. Anche quest’opera è riuscita a smuovere gli animi. La targa dell’automobile era di Napoli che nel pensiero comune è sinonimo di guida spericolata, e al suo interno, sul cruscotto, c’era una cartina di Rimini. Opera che è stata da alcuni interpretata come una presa in giro da membri della Lega Nord, tanto che manifestarono allestendo a un lato della Galleria stessa: un tavolo con una tovaglia a scacchi e sopra del vino rosso e pizza. Fieri della loro cultura italiana: questo il messaggio della Lega. Come direbbe il caro vecchio Totò: “Ma mi faccia il piacere!”.

Michael Elmgreen & Ingar Dragset

Nel 2005 Michael Elmgreen e Ingar Dragset realizzano “Prada Marfa”. In Texas, nel deserto, costruirono un vero e proprio negozio di Prada. Sembra un miraggio o meglio un’allucinazione: di notte poi, nel bel mezzo di un deserto sembra assurdo vedere tante luci a illuminare scarpe di Prada.

La collaborazione tra arte e moda è cosa vista: artisti famosi collaborano con brand, altrettanto celebri. Murakami-Louis Vitton potrebbe essere un esempio.

Ma, la moda è arte? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ad ogni modo, resta l’ambivalenza dell’opera. Da una parte il voler mettere un negozio Prada nel deserto, isolarlo per rendere maggiormente visibile la piega che le nostre società stanno prendendo: quella dell’omologazione, del desiderio sempre continuo di nuovi indumenti, di cose “alla moda”; dall’altro però è un’opera appariscente, nel deserto, e quindi è una pubblicità del brand.

Elmgreen

Quindi, perché l’hanno fatto? Per sottoporre a esame critico o per pubblicizzare?

Tutto questo lascia un po’ interdetti, ma del resto siamo nella società dello spettacolo e l’audience viene prima di tutto.

Anche l’arte deve essere spettacolare e smuovere gli animi seguendo le leggi del palcoscenico. Si adegua così a meccanismi che non sono propriamente i suoi e a volte capita che si perda.

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About the Author

Sara Colafrancesco

Sara Colafrancesco studia all’Accademia di Belle Arti di Torino, è al primo anno del biennio Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo. Prima ha conseguito la laurea all’Università di Tor Vergata in Scienze dei beni culturali con indirizzo storico-artistico. Tra ottobre 2010 e maggio 2011 ha partecipato a uno stage al Circolo degli artisti a Roma, le mansioni riguardavano l’organizzazione e l’allestimento di mostre.



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