eco Urbanistica e Decrescita

Published on ottobre 14th, 2013 | by Mirko Maccaronello

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Beni Comuni: sostanza delle relazioni sociali

Se la proposta politica della decrescita allude ad una società di comunità aperte, tra loro solidali, fortemente legate ai territori, allora i “beni comuni” costituiscono la sostanza delle relazioni sociali tra gli individui e sono l’oggetto stesso del governo.

Raj Patel: “Ciò che definisce un bene comune è il nesso che si instaura tra gli individui. Nella gestione collettiva del bene gli individui si uniscono e creano una communitas, realizzano un progetto collettivo, operano pratiche condivise. [..] La pratica dei common, la gestione collettiva delle risorse comuni, richiede una rete di relazioni sociali finalizzate a tenere a freno gli istinti più vili (egoismo, avidità, sopraffazione) e a promuovere un diverso modo di valutare il mondo e di relazionarsi con gli altri.” [Raj Patel, “Il valore delle cose”, Feltrinelli, 2010]

È necessario quindi un “ricettario per l’azione” che aggiunga proposte che puntino alla soddisfazione di necessità concrete, attraverso la reale partecipazione dei soggetti interessati. Da anni si stanno concretizzando varie possibili alternative concrete al sistema economico-produttivo capitalistico dominante. Queste esperienze puntano alla messa in marcia di processi di autogestione, partendo dalla pratica senza ulteriore teoria che “il miglior modo di dire è il fare”, motto del rivoluzionario cubano Josè Martì.

Ne sono un esempio le centinaia di “Fabbriche e imprese recuperate dai propri lavoratori” in Argentina, come la fabbrica di ceramica ex Zanon oggi FaSinPat (fabrica sin patron), una delle prime ad aver creato un modello di produzione e gestione presente oggi in tutto il mondo.

Naomi Klein spiega con poche parole che: “si tratta di un movimento basato sull’azione, e non sulle parole, [..] invece di seguire un piano di dieci passi per la Rivoluzione, gli operai stanno superando la teoria, dirigendosi direttamente al momento in cui recuperano il proprio lavoro” [Naomi Klein, “Sin Patròn, fabrica y empresas recuperadas por su trabajadores”, lavaca 2007, p. 7.]

Altro esempio sono le Occupazioni R-urbane e le associazioni di vicinato a Barcellona, esperienze di autogestione collettiva come strumento di emancipazione e di sostegno in un’economia a bassa intensità. “La base economica si allontana dalla logica del fare cassa, basata sulla competitività dei mercati, per avvicinarsi al mutuo aiuto, alla permacultura (chiudendo i cicli di energia e dei materiali), alla agroecologia (accesso alla terra, sovranità alimentare e auto-organizzazione) e all’organizzazione comunitaria” [Claudio Cattaneo e Marc Gavaldà , “La experiencia autogestionaria”, Ecologia Politica n.35]

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In Italia nel 2010 la soppressione dell’ETI (Ente Teatrale Italiano) nazionale e gli spazi culturali, negli ultimi anni abbandonati o privatizzati per mancanza di fondi, portando all’occupazione da parte di comuni cittadini insieme a lavoratori dell’arte di diversi teatri in tutta Italia. Si partì con il Teatro Valle a Roma, oggi diventato “Fondazione Teatro Valle Bene Comune”, a cui ben presto si aggiunsero il Teatro Coppola a Catania, il Teatro Garibaldi a Palermo, il Teatro Marinoni a Venezia, il Nuovo Cinema Palazzo a Roma, il Teatro Pinelli a Messina e tanti altri ancora, con lo scopo di “attivare un altro modo di fare politica senza delegare, costruire un altro modo di lavorare, creare, produrre, affermare un’altra idea di diritto oltre la legalità, sviluppare nuove economie fuori dal profitto di pochi, per sperimentare una progettazione partecipata e una diversa organizzazione del lavoro basata sulla cooperazione. Un luogo di formazione e autoformazione in cui l’accesso ai saperi e la qualità siano garantiti”

Altro esempio nato da una necessità concreta che sta cambiando le abitudini di migliaia di “cittadini”, è l’esperienza di “Genuino Clandestino”, una campagna portata avanti inizialmente dall’associazione di produttori e consumatori bolognesi “Campi Aperti” a cui giorno dopo giorno partecipano sempre più realtà contadine di tutta Italia. Nasce dalla necessità concreta di denunciare un insieme di norme igienico-sanitarie che equiparano i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie agroalimentari, imponendo, indipendentemente dalla quantità di produzione, la dotazione di costosi laboratori specializzati anche a piccole realtà contadine, rendendole di fatto fuori legge.

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A Catania esiste anche un’esperienza collettiva che sta segnando un cammino possibile con un alto indice di ripetibilità esterna basato sulla legittimazione di un’azione politica-sociale senza il bisogno di intermediari. Un gruppo di liberi cittadini attraverso il proprio impegno ha permesso la “liberazione” dal degrado del Campo San Teodoro, spazio abbandonato per anni dall’amministrazione pubblica nel quartiere popolare di Librino.

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About the Author

Mirko Maccaronello

Nato a Catania ventordici anni fa, dove nel 2013 si laurea in Ingegneria Edile-Architettura con una tesi in Tecnica Urbanistica ma sogna di fare il contadino. Non va d'amore e d'accordo con i suoi colleghi professionisti preferendo decisamente la natura selvaggia ed i paesaggi incontaminati alle grandi metropoli e alle torri di cemento. Crede che l'unico modo per cui valga veramente la pena spendere un euro sia viaggiare, avendo anche trascorso durante la sua carriera universitaria due anni all'estero, in Spagna ed in Argentina. È al momento disoccupato ma riempie le sue giornate con attività di volontariato e militanza presso gli spazi occupati del Centro Iqbal Masih e del Campo San Teodoro Liberato a Librino, quartiere popolare alla periferia della sua città.



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