innovation hotline-miami

Published on giugno 17th, 2013 | by Roberto Ingrosso

1

Ultraviolenza indie: Hotline Miami

A causa della nube di ignoranza mediatica che circonda il mondo videoludico, molti pensano che i viodeogiochi si siano fermati a Super Mario (quello dell’85). Anche chi continua a seguire questo mondo, spesso non vede oltre l’ultima iterazione di PES o Call of Duty.
In pochi, pochissimi, sanno che il settore videoludico sta attraversando una delle sue fasi più turbolente e creative, non grazie agli studi, che sempre più si avvicinano a quelli colossali del panorama cinematografico, bensì agli sviluppatori indipendenti che formano la cosiddetta scena indie, in cui poche persone (supportate da ancor meno soldi) sono in grado di produrre titoli in grado di stupire come e più di quelli conosciuti al grande pubblico.
Fra questi giochi spicca Hotline Miami, titolo sviluppato da un dinamico duo di ragazzi scandinavi e capace di farci addirittura riflettere sul ruolo che la violenza gioca all’interno del media che forse più di tutti è ormai del tutto desensibilizzato all’argomento.

Il gioco in sé è all’apparenza semplice, quasi povero. Il giocatore è calato nei panni di un uomo mascherato che, in seguito a continui incarichi ricevuti via telefono, si reca in diversi edifici per fare delle vere e proprie carneficine. La visuale è dall’alto, cosicché gli stage sembrano quasi delle cartine tecniche di un palazzo, ed il gameplay è ridotto all’osso: uccidere i nemici senza essere uccisi, coscienti del fatto che da una parte e dall’altra un solo colpo è quasi sempre fatale.
Eppure, è da questa stessa striminzita descrizione che sboccia la raffinatezza di Hotline Miami. Il giocatore non può sbagliare, pena ricominciare lo stage da capo, e deve raggiungere livelli di velocità, brutalità e ingegno difficili a credersi.
La colonna sonora, assolutamente potente e di altissimo livello qualitativo (benché composta da emeriti sconosciuti raccolti su Bandcamp), aiuta a raggiungere quasi uno stato di trance, pompando ritmi ipnotici in un loop continuo, ed il giocatore si ritrova in men che non si dica a ripulire gli stage da orde di nemici armati tagliando gole, spaccando crani contro i pisciatoi, mozzando teste per mezzo di katane e machete o, più normalmente, esplodendo centinaia di proiettili. La trasformazione da videogiocatore a serial killer non richiede più di qualche decina di minuti.

Ma perché uccidere? Tutta la linea narrativa di Hotline Miami ruota intorna a questa domanda. Il protagonista è muto, ricorda da vicino il personaggio interpretato da Ryan Gosling in Drive, ed esegue spietati massacri solo perché delle telefonate anonime glielo ordinano. In realtà, tutta questa ultraviolenza non è gratuita. Il protagonista non è evidentemente padrone di se stesso: in un continuo stato psicotico, è vittima di visioni o sogni in cui incontra altre persone come lui (o forse è proprio se stesso) le quali gli porgono interrogativi sul suo passato e sui suoi peccati. Dopo aver ammazzato un barbone, si china per terra e vomita. Al termine di un livello salva una ragazza di cui i malviventi stavano abusando, ma ciò non potrà che ritardare la morte della malcapitata.
Al termine dell’avventura, i mandanti delle stragi erano semplicemente gli alter ego dei due sviluppatori, i quali effettuavano le telefonate semplicemente per noia, in una perfetta allegoria dello sviluppatore di videogame che porta il giocatore a disintegrare orde di avversari virtuali solo per il gusto di farlo. Solo perché si può.

Insomma il messaggio che Hotline Miami vuole far passare è “non giocate a questo gioco”: questo gioco vi porterà a commettere ogni tipo di nefandezza nell’uccidere centinaia di uomini, ma senza un motivo valido, se non la noia.
Il messaggio che vuole far passare il sottoscritto è invece “giocate a Hotline Miami”. Potrete farvi fighi argomentando pipponi infiniti riguardo la violenza nei videogame, ma soprattutto vi divertirete come dei matti e capirete un po’ di più cosa poteva passare per la testa dei drughi di Arancia Meccanica.

[innovation1#4]

.






.


About the Author

Roberto Ingrosso, in arte Johnny Cicala, è uno sviluppatore Android per lavoro, un matematico per formazione ed un videogiocatore per natura. Tra la creazione di un’app e l’altra, continua a seguire l’evoluzione del mondo videoludico destreggiandosi tra le saghe storiche e la nuova scena indipendente.



One Response to Ultraviolenza indie: Hotline Miami

  1. Pingback: improvearts | Thinkers'corner | Nato da un progetto di condivisione social, improvearts è un portale, un grande zibaldone online, dove chi ha qualcosa di interessante da dire, può farlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑