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Published on agosto 5th, 2013 | by Valentina Chianese

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Relativismo, Castoriadis e Nietzsche

C’è gente relativista e gente che non lo è, e questo è quanto, o è la verità ad essere relativa – senza che ci sia bisogno del supporto teorico del relativismo?
Se vogliamo fare salotto, tranquilli, andiamo a chiedere a Giuliano Ferrara o a Buttiglione. Se vogliamo parlarne seriamente, dobbiamo chiedere a Federico Guglielmo Nietzsche e a Castoriadis:
“..la verità, in origine altro non è che ‘un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria ’ ’’ (dolci ricordi di giovinezza, quando il professor Mazzarella deliziava noi fricchettoni pancabbestia nel suo corso di teoretica alla Federico II facendoci sentire pezzenti anche intellettualmente).

Visualizza traduzione.

Un tale Cornelius Castoriadis, che è solo uno dei filosofi più fighi del ‘900, usava un’espressione particolare per definire ciò in cui una società “crede”: significazioni immaginarie. Le significazioni immaginarie sono dei significati che danno senso alla realtà, sono posti dalla società medesima, e non vi è società che possa dispiegarsi senza significazioni immaginarie. Queste significazioni sono, per Castoriadis, arbitrarie, e hanno una presa solo parziale sul caos insensato e senza fondo che sono il cosmo, la vita e tutta la baracca. Anche il tempo, ad esempio, è una significazione immaginaria. Questa  presa parziale però è prospettivisticamente totale per chi abita ogni singola società, e ognuno di noi vive le proprie significazioni come stabili, immutabili, VERE, in quanto cristallizzate in istituzioni, pensieri, stili di vita, modi di essere. Ciò accade perché la nostra psiche è costantemente alla ricerca di senso, un senso sensato, logico, occidentale, e la società può dare solo risposte univoche a questa ricerca. Insomma, se questa presa della società sul caos deve offrire senso, questo deve essere tosto, massiccio, manly and no contradictions. Non posso contemporaneamente pensare tolemaico e copernicano, come non posso contemporaneamente credere allo sciamano e al medico, non seriamente. Chi lo fa in realtà crede che il medico sia uno sciamano come un altro, ma sappiamo che non è così, perché lo sciamano è molto più ganzo e fa uso di molte più droghe rispetto al classico medico monotono cocainomane.

Parlavamo delle significazioni immaginarie. Ovviamente non crescono sugli alberi, né vivono a loro insaputa sotto i tappeti e negli angoli. Sono incarnate in noi, vivono attraverso di noi e paradossalmente tendono ad assumere una certa indipendenza (paradossalmente perché in fondo sono una nostra creazione). Voglio dire: tutti noi siamo stati educati, ci è stato insegnato che 2+2 fa 4, che il tempo va da A a B, per cui le 10.30 vengono dopo le 10, e se dovevi fare qualcosa alle 10 poi alle 10.30 è tardi, che le cose sporche si fanno in stanze chiuse o comunque  – tendenzialmente – lontano dagli occhi altrui e così via. Quasi tutti noi poi sono stati per anni a sentire favole e carriole di fuffa sul peccato, la vita eterna e SOPRATTUTTO sul fatto che ci sia un creatore che ci pensa lui basta che non lo fai incazzare non c’è problema manda avanti la baracca non serve che ti stai a sbattere per fare capire tanto è tutto inutile è già deciso però comportati bene etc etc etc. Questa ultima accozzaglia di deliri tipici di una serie di patologie mentali o semplici stati borderline è figlia di una vera e propria muffa che ci ha aggrediti e contagiati tutti, chi più, chi meno, e cioè la fede nella Verità. Infatti i miti dell’ordine, del vero, dell’immutabilità del creato, del tutto che si riconduce all’Uno e del senso nascosto della storia hanno occultato e reso inerme quella meravigliosa qualità umana che forse è l’unica che veramente può farti pensare “mi posso sempre impiccare un altro giorno”: la capacità di creare. Tutto ciò che ci sta intorno è stato creato DA NOI e da nessun altro, ma finché noi prenderemo la realtà come qualcosa di DATO, che si fonda su principi assoluti e astratti che trascendono le nostre forze, finché crederemo ciò, non ci assumeremo mai la responsabilità di fare cose nuove, di immaginare nuovi modi di vivere, di socializzare, di condividere e di mischiare in sempre nuovi modi quelle meravigliose creazioni chiamate “cibo spazzatura”, come il Mars fritto.

C’è un legame indissolubile fra come comunichiamo il nostro modo di stare al mondo ai nostri figli e come sarà il mondo che vivranno. Chi crea figli-soldato che si rassegnano dalla licenza elementare ad una realtà che li sovrasta, fatta di regole totalmente arbitrarie, che vengono invece poste come assolute, immutabili e VERE e GIUSTE, ha solo messo al mondo un altro ultras del grigio.

Noi abbiamo bisogno di senso, e un senso che sia totale, ma se non vogliamo vivere nell’identica ripetizione di ciò che già è stato, dobbiamo avere il coraggio di ammettere l’arbitrarietà del tutto; da lì in poi “it’s just a ride”.
Bisogna fare un salto e comprendere che la Creazione di Michelangelo non è un’opera d’arte che rappresenta la realtà della creazione dell’uomo da parte di Dio, ma è un’opera d’arte che rappresenta un uomo e la creatura Dio.

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About the Author

Valentina Chianese

Mi chiamo Valentina Chianese e ho, momentaneamente, 32 anni. Vivo in Molise, dove sono cresciuta, ma ho origini campane. Mi sono laureata in filosofia, con grandi aspettative e risultati fiacchi, e a tempo perso in scienze politiche, con nessun impegno e risultati migliori. Adoro il cinema, la filosofia, la campagna, i gatti (non necessariamente i miei), mangiare e bere ma non è che la musica mi fa schifo. Sono relativista su valori che si approssimano al 100% e sono affamata di complottismo, mi viene spontaneo prendere tutto poco sul serio, comprese la vita e la morte, ma posso diventare feroce quando si tratta dell’AS Roma, che ritengo rappresenti l’ultimo sacro baluardo umano senza il quale dovremmo per dignità estinguerci e lasciare il mondo, appunto, ai felini. Sergio Leone, Nietzsche, Castoriadis, Freud e gli Slayer sono le mie icone di riferimento e spero lo diventino un giorno anche per voi. O anche no.



7 Responses to Relativismo, Castoriadis e Nietzsche

  1. Alessandro says:

    Buongiorno Valentina, un amico di facebook, e più che altro di facebook perché nella realtà ci siamo incontrati solo due volte ed entrambe per giunta per non più d’un aperitivo, l’ha citata e così ho letto quel che ha scritto. Non ho letto i testi di Cornelius Castoriadis, e anzi mi era del tutto ignoto, ho dato un’occhiata in rete ma palesemente non ci si può fare che un’idea oltremodo vaga e anzi spesso sbagliata di un autore e dei suoi scritti da una breve lettura di questo tipo, compreso l’ausilio del suo scritto, che manifestamente non è sufficiente. Gli autori, quali che siano, bisogna leggerli direttamente, non c’è altra via per soppesarli. Tuttavia, da questa prima e ripeto vaghissima idea che posso essermi fatto, non mi sembra che si posso definire “ uno dei filosofi più fighi del Novecento” e anche l’accostamento a Friedrich Nietzsche diciamo che è forse o affrettato o non abbastanza giustificato. Nietzsche fa un discorso complesso, specifico, disperso in più libri e nondimeno unitario su ciò che ha rappresentato per l’Occidente la religione cristiana, non fa di tutt’un’erba un fascio, per così dire, e spiega perché non è solo “fuffa” bensì un vero e proprio tumore maligno per dir così che finché non sarà estirpato in sostanza è arbitrario parlare di civiltà. Mi sembra, così a occhio e croce, perché Nietzsche l’ho letto e sono anche un grande lettore del suo probabilmente più grande interprete e comunque unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi a livello mondiale, il nostro grande Giorgio Colli, lui sì, a parer mio grande e troppo poco noto filosofo del Novecento; mi sembra, dicevo, che quel che sostiene Castoriadis sia ben poca cosa in confronto, sempre con beneficio d’inventario per così dire perché non lo conosco. Mi consenta di citarla:
    “Le significazioni immaginarie sono dei significati che danno senso alla realtà, sono posti dalla società medesima, e non vi è società che possa dispiegarsi senza significazioni immaginarie.”
    Perdoni ma questo è nel bagaglio di qualsiasi psicologo e anche non ma semplicemente che abbia letto Freud e Fromm.
    “Queste significazioni sono, per Castoriadis, arbitrarie, e hanno una presa solo parziale sul caos insensato e senza fondo che sono il cosmo, la vita e tutta la baracca. Anche il tempo, ad esempio, è una significazione immaginaria. Questa presa parziale però è prospettivisticamente totale per chi abita ogni singola società, e ognuno di noi vive le proprie significazioni come stabili, immutabili, VERE, in quanto cristallizzate in istituzioni, pensieri, stili di vita, modi di essere. Ciò accade perché la nostra psiche è costantemente alla ricerca di senso, un senso sensato, logico, occidentale, e la società può dare solo risposte univoche a questa ricerca. Insomma, se questa presa della società sul caos deve offrire senso, questo deve essere tosto, massiccio, manly and no contradictions. Non posso contemporaneamente pensare tolemaico e copernicano, come non posso contemporaneamente credere allo sciamano e al medico, non seriamente. Chi lo fa in realtà crede che il medico sia uno sciamano come un altro, ma sappiamo che non è così, perché lo sciamano è molto più ganzo e fa uso di molte più droghe rispetto al classico medico monotono cocainomane.”
    Ma no, stabilità, immutabilità, e verità, nel mondo del pensiero contemporaneo sono termini pressoché desueti e anche il fatto che la nostra psiche sia costantemente alla ricerca di un “senso sensato” secondo me è assai discutibile, non in sé, ma come la imposta lei o Castoriadis (quando la gente era ancora sana di mente la risposta c’era, la troviamo magnificamente nei grandi poeti latini, guarda caso tutti o quasi epicurei) e anche la presa “massiccia” sulla società senza contraddizioni fa un po’ sorridere se solo consideriamo le grottesche, funamboliche e mostruose contraddizioni del cristianesimo che pur tuttavia continua tristemente a persistere all’alba del ventunesimo secolo. Il dogma infatti viola il principio di non contraddizione ma i mangiaostie non cercano qualcosa di “sensato” bensì l’oblio, il nulla, l’insensatezza, la demenza più completa, la propria rovina e quella di tutti. Personalmente però ritengo importante comprendere che il cristianesimo nasce dall’ebraismo, la radice del male è Geova, l’idea del Cristo è una tragedia ma chi si è installato al governo dell’Occidente dal dopoguerra è il giudaismo. Anche l’Islam in fondo viene da lì. Il cancro dell’occidente e del mondo è il monoteismo, Zarathustra e il pensiero di un “giudizio” ( e eventuale punizione) della nostra vita alla fine di essa. Il mese scorso ho letto “L’unico e la sua proprietà” di Max Stirner, immagino che l’abbia letto, dice delle cose molto importanti secondo me, anche se non va proprio la cuore come Nietzsche. In bocca al lupo per le sue letture e i suoi studi.
    “ Finche tu credi alla verità, tu non credi a te stesso e sei un – servo – , un – uomo religioso -. Tu solo sei la verità o, piuttosto, tu sei più della verità, la quale senza di te non è proprio niente.
    Max Stirner “L’unico e la sua proprietà” ed Adelphi pag.368

    • Valentina Chianese says:

      Ciao Alessandro, prima di tutto ti ringrazio per il commento e anche per gli auguri anche se ho abbondantemente smesso di “studiare” in senso accademico.
      Quante cose mi hai scritto…..cercherò di rispondere a tutto. Per cominciare vorrei sottolineare che la definizione di Castoriadis come il più figo è una semplice opinione soggettiva dovuta principalmente ai miei gusti personali, quindi non posso dimostrarne la “veridicità”. Same goes per il nesso Nietzsche – Castoriadis, che inoltre non è neanche un paragone ma, appunto, un accostamento che a me è venuto naturale fare, dato che ho amato Castoriadis solo ed esclusivamente perché prima Nietzsche mi aveva cambiato la vita, e anche tutto ciò è soggettivo. A livello di contenuti li accosto fondamentalmente perché nei suoi scritti politici e filosofici Castoriadis ha come assunto principale il prospettivismo figlio di Nietzsche – Eugenio Mazzarella docet.
      “Perdoni ma questo è nel bagaglio di qualsiasi psicologo e anche non ma semplicemente che abbia letto Freud e Fromm”: concordo, e del resto non ritengo di essere una filosofa di tal valore da aggiungere qualcosa a ciò che già tutti sanno, mi limito a fare le mie riflessioni nella speranza che, come è successo ora, qualcuno voglia darmi il suo punto di vista.
      A proposito del senso sensato e delle contraddizioni, io mi riferisco soprattutto alla logica interna di un pensiero, e, riferendomi alla religione, anche un delirio può essere logicamente valido all’interno delle proprie regole illogiche. Il cristianesimo è un pensiero debole, vuole comprendere tutto e spiegare tutto usando la razionalità solo quando può essere manipolata, per tutto il resto c’è la fede. E’ un insieme di significazioni, anch’esso arbitrario come qualsiasi altro ma per me sterile, esiziale e soprattutto noioso, proprio perché pretende di spiegare l’inspiegabilità del tutto con storielle puerili e deliri da TSO.
      Quando invece mi riferisco al non poter credere al medico e allo sciamano allo stesso tempo mi riferisco a noi occidentali, volente o nolente aristotelici e cartesiani, anche se ormai anche questo edificio si sta sgretolando in direzione di una dementia precox diffusa.
      Ti saluto e spero tu possa mettere le mani su qualche testo di Cornelius, ne vale la pena.

  2. Alessandro says:

    Ciao Valentina ti do del tu anch’io pur non conoscendoti e mi rallegro tu abbia compreso bene l’essenza del mio messaggio, che voleva esprimere anzitutto simpatia per quello che di te avevo letto. Poi certo non conoscendo il personaggio di cui avevi scritto mi era sorto qualche leggero dubbio su qualche tuo collegamento, ma sono contento tu abbia capito comunque che il mio tono era amichevole. Nel timore di essere frainteso non ti ho nemmeno chiesto di quelle cose di cui non avevo capito niente tipo : ma che c’entrano i fricchettoni e addirittura i pankabbestia ? Oppure : ma i medici sniffano tutti cocaina ? Te l’avrei voluto chiedere con un sorriso che però sarebbe stato lungo da scrivere. Su questo che scrivi nella tua risposta mi trovi perfettamente concorde ( anche sul resto per quel che ho potuto intendere ma questo mi è piaciuto particolarmente).

    “Il cristianesimo è un pensiero debole, vuole comprendere tutto e spiegare tutto usando la razionalità solo quando può essere manipolata, per tutto il resto c’è la fede. E’ un insieme di significazioni, anch’esso arbitrario come qualsiasi altro ma per me sterile, esiziale e soprattutto noioso, proprio perché pretende di spiegare l’inspiegabilità del tutto con storielle puerili e deliri da TSO.”

    Purtroppo non sono in grado di seguirti sugli insegnamenti di Eugenio Mazzarella poiché, a differenza probabilmente di te, non ho mai seguito le sue lezioni. Io sono un lettore di Nietzsche come te, da quello che ho capito (bella l’espressione che Nietzsche ti ha cambiato la vita) e che ha approfondito poi attraverso Giorgio Colli (nel caso tu non lo avessi letto ti suggerisco caldissimamente il suo “Dopo Nietzsche” edito da Adelphi perché non è un libro bensì un sacchetto di diamanti, come del resto tutta la sua opera fra la quale spiccano gl’imperdibili tre volumi della “Sapienza Greca”). Io cammino su un sentiero collaterale al tuo, la letteratura, che però come sai in questo caso non sottostà alla regola delle rette parallele che non s’incontrano mai bensì al contrario fra queste due discipline di frequente i rapporti sono osmotici, è difficile trovare un grande romanziere totalmente digiuno di filosofia e un filosofo che non abbia letto anche tanta letteratura, talvolta ci si ispira a qualcuno che ha fatto qualcosa di diverso, che deambula sull’altro marciapiede. Non ho ancora capito se abbiamo un comune amico, virtuale o meno, ma dopotutto non ha importanza, quel che la volta scorsa non ti ho scritto e che al di là di tutto suppongo sia il motivo precipuo per il quale ho provato un’istintiva simpatia nei tuoi confronti, è che dal tuo stile (a dire la verità dal tuo tono, ma il tono, diceva Borges, è la cosa più importante di un libro, è – quella voce che giunge a noi dalle pagine -) prorompe il cosiddetto “fuoco sacro” , zampilla fra una parola e l’altra, per questo anche, affettuosamente, avrei voluto scriverti di sorvegliarlo di più, lo si sente crepitare nel camino della tua mente ma si ha l’impressione che lo trascuri un poco, che ne lasci disperdere il calore per una certa negligenza, talora sembri un’amazzone che non si fidi troppo del purosangue che cavalca. Trovare la propria voce non è agevole, lo so per esperienza perché per due romanzi ho commesso una sfilza d’inavvertenze e solo ora, forse, ho trovato il respiro giusto e ti dico con affetto il mio in bocca al lupo, il tuo cammino è più complicato del mio, in bocca al lupo da queste colline umbre che abito ormai da anni, immigrante al contrario, io milanese al centoppeccento come direbbe Abbatantuono. Dimenticavo. Hai scritto qualcosa? Ti posso leggere da qualche parte?

  3. Valentina Chianese says:

    Ti ringrazio nuovamente per tutto ciò che dici e soprattutto sono sollevata dal fatto che tu abbia capito il tono dell’articolo. Volevo sdrammatizzare un po’ l’argomento filosofico e dare un taglio diverso alla questione (se invece leggi il mio altro articolo sempre su questo sito avrai un esempio di quanto può essere pedante il filosofese). Leggerò Colli, perché stranamente nel mio corso di studi non lo incrociai all’epoca e sono pochi i filosofi “su” Nietzsche che ho approfondito (principalmente Vattimo), ogni tanto rileggo Lui e la vivo come un’esperienza personale, proprio come si legge un romanzo invece della sua critica letteraria. Del resto se volessimo fare esempi di incroci fra filosofia e letteratura potremmo fare notte.
    Questo articolo è stato scritto d’impeto in una manciata di minuti seguendo principalmente lo stomaco, effettivamente come dici tu ancora non trovo la mia via, e forse proprio perché non ho mai scritto nulla. Il mio rapporto con la filosofia è fatto principalmente di letture e di sguardi persi nel vuoto a rimuginare, e quando torno coi piedi per terra mi rimetto semplicemente a vivere.

  4. Alessandro says:

    Ciao Valentina, no pedante no si percepisce ugualmente il fuoco, ma giunge come un crepitare più ovattato, come dietro un vetro, c’è forse ancora il retaggio (dico forse è un’ipotesi generata da nient’altro che un’impressione fuggevole) del linguaggio prettamente accademico, probabilmente il percorso potrebbe essere una via di mezzo tra l’accademia e la pancia come scrivi tu, ma vedi mi soffermo a parlati del tuo stile perché anche Faucault lo conosco assai poco e finora l’unico punto di contatto tra noi è legato a Nietzsche. Vattimo sinceramente mi convince poco mentre Giorgio Colli è assolutamente fondamentale per approfondire le cose capitali che Nietzsche ci ha lasciato: 1) il vertice del pensiero Greco sono i presocratici; 2) la filosofia è menzogna -scoperta traumatica per un filosofo – e almeno un paio di altri punti sull’incociliabilità della tradizione Greca del pensiero critico con gli sviluppi del pensiero moderni che in realtà sembra che se ne distacchino. Io spero di essere in grado di seguirti e comprendere quello che scrivi ma ti dico subito che ho ancora da riflettere nonchè approfondire Schopenhauer e Heidegger, gli altri filosofi moderni che hanno fin qui destato l mio interesse. Mi contento di averti citato Colli, dal momento che non lo conoscevi sono contento di esserti stato sicuramente utile nominandotelo, vedrai che quando lo avrai letto tutti gli altri passeranno in seconda fila. Del resto l’opera completa di Nietzsche pubblicata da Adelphi l’ ha tradotta lui e la sua traduzione è considerata la migliore al mondo, anche se sono notevoli altresì le traduzioni sempre per Adelphi de “La critica della ragion pura” di Kant e dell'”Organon” di Aristotele. D’altra parte lui si era letto tutto Platone in Greco già prima di finire il liceo classico. Ma qui purtroppo finisce il livello alto mediante il quale posso interfacciarmi con te sull’argomento perché anche di Platone e Aristotele la mia conoscenza non può dirsi approfondita. Mi sono rivolto di più verso i presocratici, (un cammino arduo per me, scarso grecista) che Colli ci dice appunto che Aristotele non era più in grado di comprenderli, e a testi orientali di cui non è il caso qui che ti parli, cui sono gunto attraverso la mediazione di un altro grande studioso: Elémire Zolla. Di nuovo in bocca al lupo, con simpatia, d’accordo che Heidegger a ventisette anni aveva giù scritto Sein und Zeit ma ciascuno ha i suoi tempi, vedrai che anche tu troverai la tua strada. Vale ( e vale sia come diminutivo del tuo nome sia come augurio alla latina)

  5. Valentina Chianese says:

    Ora ricordo, qualche paginetta di Colli l’ho letta: le introduzioni ai testi di Nietzsche! Sinceramente sono piuttosto allergica a Hegel, è proprio la mia nemesi, però mi rendo conto che non lo si può schivare. Più in generale, sempre meglio abbondare che deficere, sviluppare un proprio pensiero anche se mediocre come il mio passa sempre dalla lettura di altri, soprattutto i grandi. La mia strada diciamo che l’ho trovata, è in camera mia, non ho particolarmente voglia di fare pubblicazioni e in generale darmi da fare in tal senso perché davvero non ho nulla da aggiungere al già detto….continuo a seguire la filosofia per una passione personale, a cui sto provando ad aggiungere qualche lettura di antropologia, e già scrivere qui per me è qualcosa di “grosso”, semplicemente perché è un esporsi…il che però ha sempre dei lati positivi, come questo dialogo con te.

  6. Alessandro says:

    Sì seguire qualcosa per passione suppongo sia la maniera migliore di lassciarsi da essa compenetrare, manifestamente scherzavo quando scrivevo di Heidegger, sì certo ha scritto “Essere e tempo” a 27 anni ma mica tutti possiamo essere come Heidegger. Io poi è ormai qualche anno che mi riprometto di leggere Emanuele Severino ma ancora non ho trovato il tempo, questo mio terzo romanzo mi assorbe, praticamente mi asciuga le forze e anch’io passo la maggior parte del mio tempo nello studio e quando non scrivo leggo, più letteratura però che filosofia. Sempre più spesso con perplessità, almeno quanto alla letteratura contemporanea, comprendendo in essa diciamo tutta la letteratura dal dopoguerra in poi. Anche se non ho ascoltato l’ultima lectio magistralis del professor De Michelis a l’università di Padova, prima di andare in pensione, ne ho letto una breve epitome sulla pagina culturale del Corriere della Sera e in sostanza mi trovo abbastanza d’accordo con lui sul fatto che la letteratura ha bisogno di un nuovo Rinascimento, si tratterà di vedere poi se auspichiamo la stessa cosa, ma è indubbio che quel che abbiamo davanti anche per lui non sia granché. Mah, speriamo di potergli consegnare stavolta qualcosa di fuori dal comune, me lo auguro ma sono ancora lontano dal punto finale. A volte rileggo, tu lo fai? Borges diceva che rileggere è più importante di leggere, salvo appunto che per rileggere bisogna prima avere letto. Ma gran parte della letteratura del novecento non mi vien voglia di rileggerla. A proposito, non conoscevo questo sito, ci sono entrato direttamente da facebook, perché come ti ho già scritto un amico aveva “postato” il link con il tuo messaggio. Vado pochissimo su facebook, una volta alla settimana e per lo più per vedere se ci sono messaggi per me, è raro che legga qualcosa e rarissimo che apra link. Questo dialogo è una bizzarria frutto del caso per me, e comunque piacevole perché in ogni caso interagire con qualcuno che come te nuota in questo mare magnum del pensiero stimola, aiuta bene o male a rapportarsi, a confrontare opinioni e verificare il loro impatto. Scusa, me la toglieresti una curiosità? Questo sito è un ritrovo di appassionati di filosofia? Perché anche quell’amico è guardacaso laureato in filosofia. Scusami, non ho ancora avuto tempo di visitarlo bene, finora l’ho sempre aperto solo per leggerti e risponderti e basta. Buon lavoro.

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