written lui è tornato

Published on novembre 21st, 2013 | by Roberto Tofani

0

Recensione al romanzo di Timur Vermes “Lui è Tornato”

Adolf Hitler si sveglia nel 2011, in un campo incolto e quasi abbandonato, uno di quelli che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino.

È spaesato, si accorge di un fatto strano: la guerra sembra cessata; si accorge anche che intorno a lui non vi sono i suoi fedelissimi commilitoni e che non sembra esserci traccia della sua Eva. Sente un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora, e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava.

Regna infatti la pace; in giro ci sono molti stranieri, molti turchi, “non sembrava si trattasse di personale di servizio importato dalla Turchia” in quanto “dalla loro andatura si intuiva che godevano di una certa tranquillità”; e una donna, sì proprio una donna, per giunta tozza e “che infondeva lo stesso ottimismo di un salice piangente”, era a capo della cancelleria tedesca.

A tutti quelli che lo osservano appare come un pittoresco e abilissimo imitatore, come ve ne sono tanti in Germania. Nessuno può minimamente immaginare chi in realtà egli sia, o cosa in realtà sia avvenuto. La verità, invece, è semplice: Er ist wieder da (titolo originale del libro, tradotto “Lui è tornato”) e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale.

Nessuno lo prende sul serio, ma grazie all’amicizia di un edicolante si risolleva dallo stato di assoluta indigenza dal quale s’era destato. Legge molto ed osserva, cerca di imparare ciò che è divenuta la Germania del 2000, e riesce così a insinuarsi negli schemi della comunicazione contemporanea, grazie all’utilizzo delle tecnologie e dei social network, in un’ascesa di discussioni comiche al limite del reale. Pian piano riesce a crearsi ampi spazi su giornali e tv, e alla fine ricostituisce il suo partito.

Il mondo che Hitler incontra 66 anni dopo, infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo, privo di quella vitalità che ricordava esistente nel suo amato popolo tedesco che ora, al massimo, riesce ad apporre il compulsivo “mi piace” o “non mi piace” dei social network. L’Hitler di Vermes non si scompone più del dovuto nell’appurare il cambiamento, né per il successo della mobilia svedese, dal momento che “nel loro miserabile staterello, infatti, sono alla continua ricerca di legna da ardere e quindi non c’è da stupirsi che ogni tanto ci scappi una sedia o un tavolo”, né per la presenza di donne intente a raccogliere gli escrementi dei propri animali e dei distributori per i relativi sacchetti, “ne dedussi che quelle donne erano afflitte da un inappagato desiderio di maternità; in questo caso era inevitabile che soffrissero di una certa forma di isteria, che nel loro caso si manifestava nella cura esagerata di ogni specie di cane. Dovetti ammettere che l’idea di fornire i sacchetti a quelle povere creature era una soluzione sorprendentemente pragmatica.”

A metà tra sortilegio e fantapolitica, quella di Timus Vermes è una farsa sublime, satira non banale, pura comicità, connotata da un’analisi spietata ed acre dei nostri tempi, capace di evidenziare i limiti dell’uomo e della società contemporanea. Riesce in quello che in Germania risulta sommamente difficile:  ridere del passato ed esorcizzarlo in tal modo.

lui è tornato

Il romanzo d’esordio di Timur Vermes è un gioiello d’intelligente umorismo, e in breve tempo è divenuto, non a caso, un fenomeno editoriale con pochi precedenti.

Il libro, come affermato dallo stesso autore, nell’apoteosi della farsa è puro realismo in simbiosi col surreale. Qui Hitler non è il folle responsabile unico di tutto, come ci piacerebbe credere per relegarlo nel passato, ma un abilissimo personaggio capace di sedurre magari anche oggi, molto più di quanto non si voglia immaginare.

Una consapevolezza traspare dalla lettura del romanzo, ovvero che la patina di civilizzazione che ricopre la nostra società sia sottilissima; e l’Hitler di Vermes la spazza via. Sotto ci sono ancora il razzismo, l’odio e il desiderio di appartenere a qualcosa che dia un senso di superiorità alle nostre vite. Le società democratiche, o quel che si identifica con esse, in realtà, sono assai più vulnerabili di quel che si crede.

.

[written_5#114]

.

 






.


About the Author

Roberto Tofani

Roberto Tofani nasce ad Alatri, in provincia di Frosinone. In terra ciociara, a Fiuggi, trascorrerà sia l'infanzia che l'adolescenza, frequentando gli studi primari e, successivamente, lo storico liceo classico Conti Gentili con sede nella città pelasgica. All'indomani del diploma, al fine di frequentare la facoltà di giurisprudenza, si trasferisce a Roma; qui inizia a coltivare le passioni per la musica elettronica e per la poesia. Da sempre appassionato di letteratura, vieppiù romantica, si interessa anche allo studio della filosofia esistenzialista. Nell'ottobre 2010 consegue la Laurea con una tesi sul costituzionalismo iberoamericano mentre negli anni 2012 e 2013 vede pubblicate alcune sue poesie su due volumi della collana "I poeti contemporanei", editi dalla Casa editrice pagine s.r.l.. Attualmente esercita la professione forense in ambito civilistico.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑