food Logo-Ribbon-quer-gross

Published on luglio 2nd, 2013 | by Luca Di Russo

1

Quando la dieta paga il canone

Qualche giorno fa ho trovato quest’immagine su Facebook in cui vengono messi a confronto due tipi di fisico diversi, ma con lo stesso peso sulla bilancia, e ho pensato a quanto il canone di bellezza influenzi la vita di tutti i giorni e, ovviamente, anche le abitudini alimentari e la dieta.

Dieta-canone-di-bellezza-1

Analizziamola da bravi osservatori del tessuto sociale. A sinistra si vede una ragazza dalle curve morbide e a destra, invece, ce n’è un’altra con il fisico tonico (bellezza canonica di questo periodo). Per non dilungarmi troppo, non vi riporto i commenti che ha avuto questa foto, ma il tema era che la ragazza di sinistra mangiava male, non era in salute o addirittura non stava bene con se stessa. Quando ho provato a commentare, portando un punto di vista diverso, sono stato attaccato un po’ da tutti (non è tutto rose e tofu nel mondo dei nutrizionisti).

Iniziamo dicendo che la foto è costruita ad arte. La ragazza di sinistra è bianchiccia, con una postura statica e poco accattivante, quasi da pubblicazione medica (per non parlare del costume). La ragazza di destra sembra J-Lo! Abbronzata, posizione da “Magnum” di zoolanderiana memoria, capelli al vento… Insomma, la vittoria può sembrare scontata, se non fosse che le cose sono un pelo più complesse.

Il problema reale è che immagini come questa contribuiscono a cristallizzare un filtro sociale che, secondo me, è piuttosto nocivo: dobbiamo TUTTI tendere ad avere un corpo da copertina, addominali a tartaruga, colorito ambrato e fisico asciutto. Va bene incentivare il benessere e una sana attività fisica, ma essere schiavi dei canoni di bellezza può portare solo ad essere insoddisfatti di noi stessi.

E’ risaputo che questi canoni sono transitori e che dipendono molto dal momento storico, economico e sociale. Nel secondo dopoguerra, ad esempio, andava di moda il fisico robusto per gli uomini e dalle forme generose per le donne. Solo dopo il boom economico, dagli anni ‘60 ai giorni nostri, ha preso piede il modello della donna magra e filiforme e dell’uomo asciutto e muscoloso (o in altri casi quasi femminile). Modello che, a volte, ha portato a forme di anoressia e bulimia secondarie o ad essere ossessionati dal fisico scolpito (vigoressia).

Quando vediamo di aver messo qualche chilo in più, non facciamoci prendere dal panico: esistono dei parametri precisi che ci indicano quando dobbiamo occuparci del nostro peso forma e quando invece faremmo bene ad occuparci della nostra autostima, a prescindere dall’aspetto fisico. Ve lo dico subito: non è detto che la bilancia sia uno di questi parametri. La bilancia va smitizzata, le diamo troppa importanza. In fin dei conti, misura solo il peso, non la nostra avvenenza.

Tutti quanti ormai sappiamo che l’obesità è una condizione assolutamente negativa e che può generare molteplici complicazioni anche molto serie (ipertensione, diabete, problemi cardiovascolari, dislipidemie) e, quindi, abbassare notevolmente l’aspettativa di vita. Anche condizioni di sovrappeso possono portare problemi, a seconda della distribuzione del grasso viscerale. Ad esempio, una circonferenza vita superiore a 88 cm per le donne e a 100 cm per gli uomini è un indice di rischio cardio-vascolare elevato.

Ma guardando l’immagine “incriminata” è piuttosto chiaro che siamo ben lontani da tutto questo. Qui non si parla più di essere in salute, di mangiare bene o di avere uno stile di vita sano. Qui entriamo nel campo minato del narcisismo, della schiavitù dell’immagine, del concetto stesso di “vincente” e “perdente” tanto caro ai nostri amici d’oltreoceano. Non è che dalla naturale spinta al benessere abbiamo fatto tutto il giro per arrivare alla ricerca affannosa della perfezione fisica come mezzo per crearci una personalità? (“I want a perfect body, i want a perfect soul” dicevano i RadioHead.)

Nonostante ci stiamo catapultando verso l’estate e siamo tutti (me compreso) in ansia per le sfilate in costume, voglio chiudere lanciando un messaggio (in una virtuale bottiglia da lasciare alla deriva delle acque di internet): è naturale prendersi cura del proprio corpo e anche della propria immagine, ma non facciamolo diventare accanimento terapeutico, altrimenti rischiamo l’eutanasia dell’immagine e della stima che abbiamo di noi stessi. Se siamo tutti diversi, siamo tutti uguali.

[food2#20]

.






.


About the Author

Luca Di Russo

Sono un Biologo nutrizionista e life coach nutrizionale e svolgo la libera professione presso diversi studi a Roma. Mi occupo di alimentazione a 360 gradi insegnando ad essere il nutrizionista di sè stesso. Il cervello è plastico, il cambiamento è possibile quindi vedi di posare quel cornetto! Mi trovate anche su facebook alla pagina nutriblog e su www.nutriblog.it



One Response to Quando la dieta paga il canone

  1. Pingback: QUANDO LA DIETA PAGA IL CANONE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑