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Published on luglio 17th, 2013 | by Matteo Di Basilio

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Poesia Urbana – Street Art a San Lorenzo

Street art (dall’inglese arte di strada) è la forma d’arte che si manifesta nei luoghi pubblici, muri di case ed edifici, che predilige le periferie, un messaggio che non attende e non cerca “permessi”… pura creatività, la cui bellezza sta nell’ esplosione dei colori, nell’ asimmetria di certi tratti, nella poetica profonda di un linguaggio espressionista e tangibile che coinvolge chi guarda nella ricerca di un significato.

I muri della città eterna sono ormai da anni il palcoscenico privilegiato di artisti che si differenziano per stili e tecniche, ma anche da motivazioni personali che possono essere molto varie. Questa tecnica di espressione è dotata non solo di un valore artistico ma anche sociale, alcuni la praticano come forma di sovversione, di critica o come tentativo di riprendersi la “proprietà privata”, rivendicando le strade e le piazze; altri più semplicemente vedono la città come un posto in cui esporre le proprie creazioni.

Invader

Invader

Storicamente la “street art”, intesa come movimento post-graffito si diffonde alla fine degli anni novanta subentrando nell’ ormai maturo scenario del “writing”(vera espressione di denuncia nato a New York negli anni 70) e aggiungendo contenuti figurativi alle rappresentazioni create su strada. A livello stilistico differisce per lo scostarsi da una produzione totalmente vincolata allo studio della lettera e al solo uso dello spray, per indagare su diversi soggetti con l’utilizzo di strumenti contemporanei che spaziano dallo “stencil” al disegno a mano libera, ma anche spray, marker, pennelli e ogni mezzo utile per esprimersi. Cambia inoltre il metodo di diffusione, che vede oltre al muro e a qualsiasi altro supporto anche il “poster” e lo “stiker”.

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Writing – La Haine, 1995, Mathieu Kassovitz

Per capire da dove vengano gli svariati graffiti che ad oggi colorano e stimolano gli sguardi dei passanti nel quartiere di San Lorenzo, è bene andare un po’ a guardare ciò che si porta dietro questo posto, cosa racconta la sua storia, la sua gente, le sue mura e le mani esperte che dipingono le sue strade.

Nato come quartiere operaio alla fine dell’800, San Lorenzo era destinato ad ospitare alloggi per ferrovieri, operai ed artigiani, gente semplice e lavoratrice, così come l’impianto urbanistico-architettonico, lineare e funzionale: case semplici, piazzetta principale e strade ortogonali. Ma presto il quartiere decade in una situazione di degrado, abbandonato un po’ a sé stesso, senza servizi o infrastrutture adeguate. Ciò che però non cambia è lo spirito popolare della zona, sempre autentico e vivo; caratteristica che durante la guerra gli diede la fama di “quartiere rosso”, perché deciso a voler fermare la Marcia su Roma. I bombardamenti del ’43, i calcinacci e i racconti dei nonni che ancora si respirano, i “delinquenti” del dopoguerra, hanno cominciato a convivere con le nuove figure e i nuovi sentimenti degli ultimi decenni. 

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Via dei Volsci, San Lorenzo

La Roma delle crew, i quartieri, gli scontri, la politica, le comunità, la denuncia sociale.

Proprio nel cuore del quartiere nasce un “murale”, prodotto da cinque donne “amiche” che dopo aver avuto il permesso dal municipio Roma 3, hanno deciso di denunciare la violenza sulle donne in Italia.
Con i suoi 84 mt è uno dei più lunghi dipinti in strada, 107 sagome di figure femminili tutte uguali di colore bianco che, in sequenza tenendosi per mano, rappresentano 107 vittime di femminicidio, uccise da mariti, compagni, figli , UOMINI nel solo anno 2012.

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Via dei Sardi, San Lorenzo, Roma | Foto Silvia Manai

In Via dei Volsci ti imbatti negli artisti e negli studenti dell’università, nei fruttivendoli con gli indiani, nella vecchia Signora Maria, nel turista alternativo che si prende caffè e cappuccino nel baretto della piazza. Questa è Roma, unica, cosi tanto poliedrica che nelle sue strade sono nati artisti di rilievo internazionale come, Sten & Lex, JB Rock, Lucamaleonte, Diamond, Hogre e tanti altri dal resto dell’Italia che hanno voluto lasciarvi il proprio segno, tra questi: Alicè, Agostino, Lucangelo, Uno, Omino 71…

“Il male e le pulsioni al di sopra dell’etica hanno sempre esercitato su di me un forte fascino perverso. Ricordo il momento esatto in cui è nato Hogre: camminavo da solo per strada, era sera e riflettevo su questa componente dell’animo umano cercando un nome personale per descriverla. Hogre è questo e tante altre cose: è l’interpretazione che gli danno le persone che lo incontrano per strada, il pallino nero del tao, una nemesi necessaria, l’occhio sinistro, un sogno manifesto, cinque lettere, una firma…”

Chi è Hogre?

E’ un artista che ha privilegiato il particolare, che ha saputo costruire immagini contingenti dal carattere parodistico, ricco di contrasto, collocate nei luoghi esatti in cui il messaggio acquisiva più forza.

Egli stesso sottolinea: “ L’opera d’arte deve bastare a se stessa (…) come molti affermano di non capire la musica, la maggior parte delle persone la sperimenta a livello emotivo e sarebbe d’accordo nel ritenerla un concetto astratto. Non si ha bisogno di tradurla subito in parole: si ascolta e basta”.
(estratto dall’intervista su Ziguline, blog online. Murale contro il femminicidio – Etnografia della Comunicazione” Giorgia Russotti, Silvia Manai, Elena Zara)

Lo stile inconfondibile dello STENCIL complesso, pieno di bianchi o colori fluo, spesso realizzato dal negativo di immagini e fotografie, o stampe a grandezza naturale di oggetti, uomini dalle espressioni stereotipate, intenti a fare qualunque tipo di attività, ha fatto in modo che pian piano vi fosse una certa attesa da parte delle persone di nuovi “pezzi” per poter seguire il filo conduttore di significati.

Ma non basta, non finisce qui. La capitale da sempre attira artisti da tutto il mondo e l’Urban Art non fa eccezione, e quindi nelle strade appaiono le opere di Invader, C215, Latlas, Lapisanplus, mentre si aspetta l’alba, all’aperto, a Trastevere, a San Lorenzo, al Pigneto.

Le differenze tra artisti italiani ed internazionali sono in realtà molto sottili, noi siamo meno Pop, meno abituati a sapersi diffondere anche attraverso il web, mentre vediamo street artist anglosassoni ed americani che dopo i loro primi sei\sette mesi di attività hanno iniziato ad utilizzare lo stesso come prima fonte di diffusione.

I nostri artisti nascono nello stesso periodo di altri internazionali del calibro di Bansky e Obey, supportati però in maniera diversa sia in termini istituzionali, sia in termini culturali ed accademici. Basta sfogliare le loro immagini per capire che non hanno una spiccata espressività sociale come le loro.

Diamond che tratta icone femminili, Lucamaleonte che ha una predilezione per il vestiario, Sten&Lex amanti dell’incisione del ‘400, con loro ci si distacca dal parlare di aspetti attinenti la società e più discussi dalla stessa, per parlare come gli artisti più tradizionali, di loro stessi, di portare in campo le loro produzioni che essendo schiettamente personali e più intime hanno bisogno di un supporto non tanto critico ma piuttosto saggistico.

Bansky è un writer inglese, che ha conservato l’anonimato per un periodo di tempo fino ad essere identificato dai giornali inglesi. Da ogni suo lavoro emergono le forti contraddizioni del nostro tempo, affrontate con pungente ironia. Temi come la politica, la cultura e l’etica sono i suoi soggetti principali.

Turnpike Lane, London, Bansky

Turnpike Lane, London, Bansky

Forma di poetica urbana, la street art ha la possibilità di avere un pubblico vastissimo, spesso molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d’arte.
Alternando azioni illegali ed istituzionali, la produzione di questi artisti vive spesso situazioni contraddittorie ma è grazie il filo conduttore che anima il percorso espressivo di ognuno di loro che riesce ad essere cosi estremamente armonica.

Pensiamo che l’arte sia comunicare un emozione o un messaggio (il quale non pretende di dare risposte), che permette di avvicinarsi alla parte più profonda di se stessi e trovarvi una autoconsapevolezza per conoscere la realtà in cui viviamo… Noi crediamo che questa forma espressiva sia arte! Talvolta, anzi quasi sempre non rassicurante, perché ci dice quello che siamo oggi: in maniera più che chiara visto che priva di un committente.

 

Matteo Di Basilio – Davide Zara – Arianna Dell’Albero

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About the Author

Matteo Di Basilio

Semplicemente DiBBa per gli amici, conduce un percorso formativo a Roma in Project Management presso la facoltà di architettura “Valle Giulia”, La Sapienza. Collabora con lo studio “Centurani” e partecipa a vari concorsi internazionali nell’ambito dell’architettura e del design, coltivando l’interesse per la grafica e la progettazione multimediale. Tra le sue passioni: la buona musica, in tutte le sue forme e generi, l’arte “underground” contemporanea, la sostenibilità architettonica e la correlazione che può sussistere tra di loro.



One Response to Poesia Urbana – Street Art a San Lorenzo

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