art Pistoletto e l'esperienza relazionale - improvearts _Quadri-specchianti

Published on settembre 3rd, 2013 | by Sara Colafrancesco

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Pistoletto e l’esperienza relazionale

Ultimamente puntando l’attenzione su un grande artista come Pistoletto, ho riflettuto a lungo sul motivo relazionale che lega le nuove correnti, o che è da fondamento a molti giovani artisti.

 Egli è un pittore e scultore che durante gli anni della contestazione studentesca percorre nuove strade e in queste, pone l’etica come elemento fondante.

Tra i suoi primi lavori possiamo citare gli innumerevoli autoritratti sperimentali, tanto che lo conducono a una superficie sempre più lucida e riflettente dove lo stesso autore dice di potersi specchiare. Il passo successivo sono i noti Quadri specchianti: questi sono un esempio di come l’artista cambiando la prospettiva dell’opera invita, se così si può dire, a riflettere.

In questo caso lo spettatore è parte integrante dell’opera, la prospettiva è manipolata e il tempo diventa reale.

Così, egli interroga l’arte per riflettere sul ruolo dell’artista e dell’arte stessa.

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Alcuni anni dopo realizza una serie di lavori intitolati Oggetti in meno. Questa serie porta avanti un pensiero concettuale: Pistoletto mette al centro della discussione la procedura con la quale arriva all’opera più che essa stessa e pone l’attenzione sulla poetica delle differenze.

Un’opera degna veramente di essere menzionata, il Metro cubo d’infinitoarriva alla summa del suo dialogare con l’arte e, averlo posto nell’ospedale oncologico di Marsiglia tra gli emblemi delle diverse religioni, fa sì che esso diventi una sorta di emblema di fede nell’arte, del resto anche la fruizione del lavoro assomiglia quasi a un’esperienza religiosa. Inoltre, come afferma lo stesso Pistoletto, “l’arte diventa un coagulo di tutte le necessità religiose”.

In altre parole, anche per un ateo vi è fede.

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Durante la sua carriera, Pistoletto ha sempre collocato l’arte in una dimensione sociale: dalle performance de Lo Zoo, dove l’idea base era quella dell’artista in gabbia, fino ad oggi. L’arte deve assumersi delle responsabilità e confrontarsi con la religione, l’economia, il potere, ecc.

Dopo il diverso peregrinare, l’artista arriva a presentare negli anni ’90 un manifesto Progetto Arte che pur sembrando utopico ha il suo compimento in Cittadellarte.

Quest’ultima è una sorta di Università dell’Arte situata a Biella, città natale dell’artista. Con la nascita di questa istituzione, Pistoletto invoca un nuovo Rinascimento. Dopo l’uomo di Vitruvio, quello di Leonardo da Vinci, adesso abbiamo bisogno di una nuova Rinascenza. La sua idea di Segno Arte può essere molto esplicativa: la figura umana con le braccia alzate quasi a formare una V e con le gambe aperte così da formarne un’altra rovesciata, arriva a essere un uomo nuovo. La figura umana si configura come l’unione di due triangoli uniti da un vertice comune, l’ombelico. Quest’ultimo è ciò che ci resta dalla nascita, dal taglio del cordone ombelicale.

Ma la summa di tale pensiero è data dalla realizzazione del segno del Terzo Paradiso. Il segno è dato, a sua volta, dalla combinazione di quello dell’infinito e di un rigonfiamento al centro, un ventre gravido. Un’estremità rappresenta il Paradiso Terrestre, l’altra il Paradiso Artificiale creato dall’uomo e il ventre è il Terzo Paradiso tenuto a combinare i primi due e a trovare un equilibrio dove il baricentro è l’arte. Questo segno è stato realizzato in luoghi diversi come Assisi, Venezia, Mosca.

Così, l’arte entra a tutti gli effetti nel sociale e questa propensione è sempre più presente, basti citare le A Titolo.

Il programma Nuovi Committenti, curato per l’appunto dal gruppo A Titolo, prevede una produzione di opere d’arte per lo spazio pubblico, commissionate direttamente dai cittadini che lo abitano.

Pertanto l’arte diventa relazionale, cioè basata sul rapporto artista-mediatore-cittadino, e l’opera diventa co-autoriale. In questo modo si sviluppa una produzione culturale orizzontale.

L’esperienza di Pistoletto è stata fondamentale per la riuscita di questa nuova esperienza e non a caso tali esperimenti si sviluppano sullo stesso territorio, in questo caso il Piemonte.

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About the Author

Sara Colafrancesco

Sara Colafrancesco studia all’Accademia di Belle Arti di Torino, è al primo anno del biennio Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo. Prima ha conseguito la laurea all’Università di Tor Vergata in Scienze dei beni culturali con indirizzo storico-artistico. Tra ottobre 2010 e maggio 2011 ha partecipato a uno stage al Circolo degli artisti a Roma, le mansioni riguardavano l’organizzazione e l’allestimento di mostre.



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