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Published on gennaio 30th, 2014 | by Valentina Chianese

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PANOPTICON GLASS

Ovvero di come Google legga di nascosto Bentham

Giorni fa è uscito l’ultimo reportage di Quit the Doner, l’analista sociopolitico più serio, divertente e imbarazzante che ci sia ora in giro. Imbarazzante per me, perché ogni volta che lo leggo mi imbarazzo e metto scuorno della mia dabbenaggine intellettuale.

Il nostro eroe ha testato i Google glass e ha tratto delle conclusioni interessanti e condivisibili che troverete qui.

Ora io vorrei accodarmi a lui nel trovare preoccupante la faccenda del riconoscimento facciale, della serie che uno cammina per strada scaccolandosi e chi lo incrocia indossando i Google glass può fotografarlo e determinare – e quindi comunicare e diffondere – la presenza di tale persona in tale luogo a tale ora. Immaginate le relative potenzialità di controllo sociale. Immaginate quante foto di Buffon alla SNAI.

Non poteva non venirmi in mente il Panopticon di Bentham, e di come Bentham abbia dovuto ideare un reale edificio in muratura per descrivere un determinato modo di usare il potere, quando invece con mezzi tipo il facial recognition di Google glass e l’isolamento sociale in cui viviamo saremmo tutti in un grande immenso Panopticon, senza bisogno di essere rinchiusi in una cella.

Il Panopticon di Bentham è una struttura architettonica carceraria così congegnata: una costruzione ad anello a più piani, che ospita i prigionieri, con al centro una torre di sorveglianza con larghe finestre, che ospita il/i controllore/i. La costruzione esterna è divisa in celle, ognuna con due finestre, una che dà sull’interno dell’anello e l’altra sull’esterno, per far in modo che la luce possa passarvi attraverso, rendendo l’interno della cella perennemente visibile. Questa visibilità è la trappola del Panopticon, una visibilità costante che appiattisce il soggetto nella sua immediata individualità, facendo sparire il sostrato oscuro e privato in cui ognuno di noi si rifugia o si esprime. Cioè come quando aspetti di essere sola per scaccolarti o rilasciare la muscolatura addominale rivelando l’adipe.

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Allo stesso tempo questa individualità forzata e opprimente priva il detenuto dell’essenziale rete di rapporti attraverso cui si realizza il continuo sviluppo dialettico umano dato dal confronto, a favore di una separazione coercitiva che isola, ordina, raffredda. Immaginate di essere in curva al derby ma non potete né vedere né sentire ciò che succede intorno a voi.

L’effetto principale del Panopticon è indurre nel detenuto la consapevolezza di una costante visibilità, la quale assicura il funzionamento automatico del potere. Il potere, ospitato e rappresentato dalla torre, è sempre visibile, una presenza costante ma allo stesso tempo inverificabile – il detenuto non sa se in un determinato momento è osservato o meno, ma è sicuro che può essere osservato e che sarà inevitabilmente osservato. Nell’anello si è sempre visti senza mai vedere, viceversa nella torre centrale si vede senza essere visti. Non so se qualcuno per strada mi sta fotografando e identificando con i suoi occhiali, ma so che può farlo, e che inevitabilmente, prima o poi, lo farà.

Il Panopticon è un modello generalizzabile di funzionamento in cui il potere si esercita su tutti senza far rumore, quasi spontaneamente, senza altro strumento che una sensazione, data da una architettura che agisce direttamente sulla coscienza degli individui. Il Panopticon migliora l’esercizio del potere rendendolo più rapido, leggero, efficace, user friendly, sottilmente presente.

Ma siamo sicuri che ci sia bisogno di un carcere strutturato come il Panopticon affinché il potere assuma questa forma?

Abbiamo già ampiamente parlato qui dell’analisi del potere che fa Michel Foucault. Abbiamo visto come il passaggio dalla sorveglianza d’eccezione, esercitata dal potere monarchico, ad una sorveglianza generalizzata, esercitata dal contratto sociale, si accompagni all’estensione e proliferazione delle istituzioni disciplinari. Questo processo ha alla base diverse ragioni profonde. 1) La disciplina passa da un ruolo negativo, cioè di neutralizzazione dei pericoli, a un ruolo “positivo”, che aumenta l’utilità, l’efficienza e la produttività degli individui: l’esercito non serve solo ad impedire il saccheggio – mantenere l’ordine nelle truppe aumenta le capacità dei soldati; la disciplina in fabbrica non serve solo ad impedire i furti ma anche ad accrescerne i rendimenti; a scuola i bambini non vengono solo sottratti all’ignoranza e alla delinquenza ma si insegna loro un lavoro. 2) Allo stesso tempo i meccanismi disciplinari sono proliferati nella società come i laziali in Ciociaria, così ad esempio la scuola non deve più solo formare giovani docili ma sorvegliare i genitori ed il loro modo di vivere. 3) Inoltre i meccanismi disciplinari sono stati statalizzati, con l’organizzazione di una polizia centralizzata, una sorveglianza permanente, una grande rete gerarchizzata: commissari, ispettori, osservatori, informatori e così via.

Aggiungiamoci che non esiste più una sfera “pubblica” che ci coinvolga politicamente e socialmente. Siamo  isolati nel nostro privato e ripiegati sulla nostra individualità come un uomo chiuso a StarTac che si lecca il pisello.

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Potremmo quindi considerare ciò che Bentham aveva descritto come un progetto limitato alla realizzazione di una struttura carceraria “razionale” come un processo storico compiuto. L’esercizio del potere sull’individuo è potenzialmente costante, capillare, onnipresente pur non essendo noi dei reclusi. E cosa c’è di più capillare di un potere che può sapere di ognuno dov’è, quando, con chi e a fare cosa? E non con il dispiegamento di una polizia segreta ma semplicemente attraverso la diffusione di leggeri e fighissimi gadget a forma di occhiali, occhiali che si renderanno assolutissimamente indispensabili a tutti coloro che cucinano e apparecchiano solo per fare E CONDIVIDERE la foto con la cornice di un cristo di maccarone che non ha niente in più o in meno degli altri milioni di maccaroni che sono stati mangiati e saranno mangiati sull’orbe terracqueo nei secoli precedenti, presenti e a venire.

Questo tipo di potere, quindi, osservando e isolando, “sapendo” tutto ciò che accade, si rapporta alla comunità come a un qualcosa in vitro.

Chi subisce il potere, ed è “saputo”, è reso a sua volta cieco proprio dalla sua stessa visibilità che non gli lascia nulla di personale, intimo, oscurato; una visibilità che lo esibisce senza interruzione a uno sguardo che è sempre anche giudizio e autorità.

Il guardiano osserva, annota, controlla, in una parola conosce, ma può farlo in maniera così sistematica solo perché il soggetto conosciuto è rinchiuso, isolato, deprivato, solo. È come se la conoscenza dell’umano non potesse verificarsi mentre il soggetto è libero, perché si comporterebbe come la particella di Heisenberg, di cui non si può stabilire contemporaneamente posizione e velocità. Ma viene da chiedersi se, dopo questo isolamento, quello che si conosce è veramente l’umano, o se invece è una sua cristallizzazione sterile, una visione fantasma fatta di razionalità e schemi che nulla ha da dire su cosa ci distingue gli uni dagli altri e distingue tutti noi umani da coloro che preferiscono i cani ai gatti.

 

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About the Author

Valentina Chianese

Mi chiamo Valentina Chianese e ho, momentaneamente, 32 anni. Vivo in Molise, dove sono cresciuta, ma ho origini campane. Mi sono laureata in filosofia, con grandi aspettative e risultati fiacchi, e a tempo perso in scienze politiche, con nessun impegno e risultati migliori. Adoro il cinema, la filosofia, la campagna, i gatti (non necessariamente i miei), mangiare e bere ma non è che la musica mi fa schifo. Sono relativista su valori che si approssimano al 100% e sono affamata di complottismo, mi viene spontaneo prendere tutto poco sul serio, comprese la vita e la morte, ma posso diventare feroce quando si tratta dell’AS Roma, che ritengo rappresenti l’ultimo sacro baluardo umano senza il quale dovremmo per dignità estinguerci e lasciare il mondo, appunto, ai felini. Sergio Leone, Nietzsche, Castoriadis, Freud e gli Slayer sono le mie icone di riferimento e spero lo diventino un giorno anche per voi. O anche no.



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