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Published on aprile 13th, 2015 | by Silvia Barolo

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L’occultazione della Donna

La rivoluzione è in atto

L’Italia ha il record dell’utilizzo del corpo delle donne in pubblicità e sui media. Questa non è un’opinione ma un dato di fatto, lo dicono i dati Censis. Il corpo delle donne in pubblicità è da considerarsi tra le cause della violenza sulle donne, lo è nelle sue tante forme  ”i media veicolano l’immagine della donna come cosa, e concorrono alla sua deumanizzazione” afferma la regista Lorella Zanardo. La pubblicità con la ragazza a quattro zampe e lo slogan ‘montami a costo zero‘, per promuovere pannelli solari, è un esempio di come si incentiva l’idea di donna come oggetto da usare. Si può reagire? Sì, si può reagire. Come? Vietandoli. A Roma è successo, Il sindaco Ignazio Marino ha dichiarato guerra  alla pubblicità che offende e denigra le donne paragonandole ad oggetti o spot  in cui si esibisce una progressiva riduzione della donna a corpo-immagine accompagnata da un’involuzione ancora più grave di immagine-spazzatura, pseudo –pornografica, discriminatoria verso il corpo. Le donne sono ben altro rispetto a questo tipo di immagini che ne dà la televisione o la pubblicità o alle icone di ‘madri-madonne’ veicolate da un certo tipo di discorso,  non sono femmine ma persone.

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L’annuncio viene dato dal primo cittadino durante la cerimonia di consegna del «Premio Immagini Amiche», promosso dall’Unione Donne in Italia e dall’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo, che si è tenuto all’Ara Pacis.

La terza carica dello Stato, durante la giornata, ribadisce la sua posizione su cartellonistica e spot che usano in maniera strumentale immagini femminili. «Partono adesso le nuove gare per la vendita da parte del Comune dei nuovi spazi pubblicitari — continua Marino. Credo che sia giusto far scomparire del tutto dalle strade di Roma i messaggi sessisti e violenti. Nella Capitale e nel resto del Paese».

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La pubblicità sui vari media è parte della vita quotidiana di tutti e veicola messaggi potenti. Spesso i modelli proposti sono discriminatori e degradanti e vengono recepiti  dalle donne in modo molto irritante, una irritazione che diventa collera e che cede velocemente il passo ad una sorta di stanca rassegnazione. Ma decisioni di questo tipo danno speranza a tutte quelle donne e associazioni che lavorano attivamente sulla lotta sui generis e questo è un chiaro esempio che ormai la rivoluzione è in corso, la rassegnazione è terminata, è diventata una lotta per riprendere possesso del corpo, di sé stessi, per riconoscersi. Le immagini sono parole, sono azioni, sono cambiamento.

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