music Inner Animal Pop Festival

Published on settembre 10th, 2015 | by Leonardo Vietri

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L’UNIONE FA LA FORZA. Inner Animal Pop Festival, report + intervista

Se dovessi trovare un’immagine che fermi e racconti tutta l’esperienza vissuta in questo Ferragosto livornese, sarebbe senz’altro la fotografia qui sopra poiché racchiude tutta la carica e la positività di questo primo Inner Animal Pop Festival. Amicizia e passione che vanno a braccetto sfociando nella baldoria.

Se invece dovessi cercare un video per parlare dell’amicizia tra questi musicisti, “la prima cosa bella” che mi viene in mente è il videoclip di WARREN, dove un manipolo di amici, fonici, bassisti, cantanti, batteristi, chitarristi e anche appassionati e gatti cinesi, rendono palpabile l’atmosfera di assoluta condivisione e reciprocità musicale collettiva, una sorta di botta collettiva che coinvolge tutto e tutti, compresi i cartoni della pizza. Una presa a bene contagiosa che immagino sia lo spirito che anima l’intero collettivo, oltre ai Jackie o’s Farm, con il loro pop solare ed energizzante.

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Riguardo il festival dicevo primo, perché ne seguiranno altri (leggete in basso l’intervista al collettivo) e saranno sempre migliori, a patto che si riesca a mantenere questo spirito di gruppo che vede nell’insieme più della somma delle singole parti, una cosa veramente bella e inusuale alle nostre latitudini, ma Livorno si sa, è terra di pazzi e quindi potrebbero anche riuscire nell’impresa. Noi di Improvearts, glielo auguriamo di tutto cuore.

 

INTERVISTA AL COLLETTIVO INNER ANIMAL RECORDINGS

Inner Animal Pop Festival

Per quale motivo avete creato questo collettivo?

Il collettivo è nato per unire le forze a fronte di un periodo piuttosto complicato per la musica italiana indipendente, dove ci sono tante idee e altrettante band, ma mancano soldi e possibilità. Unirci sotto una firma artistica può aiutarci a “fare rete”, spalleggiarci nel momento del bisogno, ma soprattutto condividere competenze ed esperienze sia in ambito artistico sia in ambito tecnico ed organizzativo. Ognuno di noi infatti viene da storie e da esperienze molto diverse fra loro per cui ognuno può dare qualcosa all’interno del collettivo e accrescere chi ne fa parte. Inoltre l’intento è anche quello di creare una realtà importante che sappia incidere nel contesto sociale della città di Livorno, una città fatta di tantissimi artisti e musicisti e ricca di possibilità che spesso però non riesce a concretizzare. Noi proviamo a dare una forma e una voce concreta a tutto questo con passione ed entusiasmo.

La prima edizione dell’Inner Animal Pop Festival ha preso luogo a Livorno, ma il festival si configura anche come una manifestazione itinerante, giusto? In quali città e locali state pensando di portare l’iniziativa e in quali altri posti vorreste arrivare a suonare con questo progetto? 

Dici bene, Leonardo. Il collettivo nasce anche dall’esigenza di portare il suono delle sue band, in giro per lo stivale e perché no, anche fuori.

Vorremmo riuscire entro un anno a piazzare almeno 5-6 eventi nelle principali città italiane, dove presentare i singoli progetti, proprio come è successo a Livorno a ferragosto. Ci sono già dei buoni accordi per Roma e Firenze al momento; nel frattempo stiamo lavorando anche su altre città.

Non è un sogno irraggiungibile quello di portare il bus del collettivo anche fuori i confini italiani, nel resto d’Europa e perché no, anche oltreoceano. Siamo tutte band che cantano in inglese al momento, quindi a mio avviso, credo che sia il giusto proseguimento di questo progetto. Vedremo: la strada è ancora lunga. Intanto iniziamo in punta di piedi.

Quali sono le altre cose su cui state lavorando al momento?

Oltre a organizzare le presentazioni del collettivo fuori da Livorno, stiamo lavorando per continuare a presentare il progetto nella nostra città. Faremo degli eventi particolari in location ancora da definire, dove insieme alle proposte musicali, inseriremo altre forme d’intrattenimento.

Inner Animal Pop Festival

Foto e collage di Ambra Lunardi

Altre band che vorreste coinvolgere all’interno del collettivo?

Credo che ora sia importante concentrarci molto su ciò che abbiamo. Se iniziassimo ad espandere la cosa rischieremmo di perdere la concentrazione e di lavorare male. Le band che sono attualmente dentro il collettivo hanno una forte stima reciproca e seguono tutte un genere abbastanza simile, che potremmo racchiudere sotto la voce “POP”. Un pop ora più psichedelico (Bad Love Experience), ora più melodico e orchestrale (Mandrake e Nu), ora più elettronico (Hic Sunt Leones), ora più catchy e spensierato (The Jackie o’s Farm).

Da dove deriva questo nome e perché avete scelto un leone come icona?

Il nome viene dal titolo di una canzone dei Bad Love Experience dell’ultimo album.

Inizialmente avevamo l’idea di formare la nostra personale etichetta che prendesse il nome da questa canzone e pubblicasse i nostri album, poi abbiamo esteso l’idea e pensato al Collettivo e così abbiamo proposto la cosa agli altri gruppi.

Il logo è stato disegnato da un amico, Diego Terrieri, che si è ispirato ad un anello indiano che ho io (Valerio Casini, ndr). Il significato sta nel titolo – Inner Animal – fa riferimento alla parte più istintiva ed animale dell’essere umano, quella più saggia.

Inner Animal Pop Festival

REPORT INNER ANIMAL POP FESTIVAL

Tra treni, fermate, ritardi, cambi e stazioni ci abbiamo messo quasi 5 ore a raggiungere la capitale toscana della musica indipendente, ma la serata valeva l’impresa. Sotto una schiera di nubi dall’aspetto poco rassicurante arriviamo alla stazione di pomeriggio dove ci aspetta una vecchia conoscenza di sempre. Una persona speciale che ebbe il merito di farmi scoprire una delle città più pulsanti dello Stivale, almeno sul piano delle band musicali.  

Dopo una breve capatina in zona Calafuria, dove ci rendiamo conto che tuffarci nel mare in burrasca poteva significare essere sbattuti sugli scogli come i polpi in Puglia, facciamo ritorno al lungomare e nonostante l’appetitoso menu americano offerto al Surfer Joe, location del Festival, pieghiamo decisi verso Piazza Mazzini dove ci attende un fritto di paranza e un primo a base di pesce “che te dico férmete”.

Inner Animal Pop Festival

Secondo il Rolling Stone, ma soprattutto secondo il sottoscritto, Livorno è la città che ha il più alto tasso di gruppi in proporzione al numero di abitanti al mondo, superata solo da Los Angeles. La qualità della proposta artistica è di altissimo livello, e a questo argomento Dario Serpan e Alessio Santacroce hanno dedicato addirittura una stupenda pubblicazione, di cui abbiamo parlato qui.  

Ci siamo imbarcati da Roma verso la Terrazza Mascagni, dicevamo, poiché l’occasione era veramente ghiotta: vedere riunite sullo stesso palco alcune tra le migliori formazioni labroniche e prendere parte alla festa per la celebrazione del battesimo di un’etichetta musicale che è nata secondo i migliori auspici, la Inner Animal Recordings.

Il Collettivo di musicisti, che prende il nome dall’omonima canzone contenuta in “Believe Nothing”, ultimo album in studio dei Bad Love Experience, si pone innanzitutto come la consacrazione della possibile e necessaria amicizia tra band appartenenti alla medesima scena musicale. Le band facenti parte del collettivo sono i Bad Love Experience, i Mandrake, i Jackie o’s Farm, NU. e gli Hic Sunt Leones e il logo a forma di leone del collettivo già figura nei crediti di tutti gli ultimi dischi ed EP delle band, compreso l’esordio “Circles” di Nu., di prossima pubblicazione.

Inner Animal Pop Festival

Arriviamo trafelati giusto in tempo per la prima esibizione della serata: il cantante e compositore Filippo Infante presenta il suo progetto targato Nu., con una serie di pezzi che saranno contenuti nel nuovo album in uscita a ottobre per Inner Animal Recordings in collaborazione con la New Model Label di Ferrara.

Il clima è festoso – merito anche del numero di cocktails che serpeggiano tra il pubblico provenienti dal baracchino di fronte il palco, e Nu., il neonato progetto di Filippo Infante (già voce dei Lip Colour Revolution e tastierista nei Vision of Johanna) setta immediatamente il tono della serata, proponendo un set con avvicendamenti continui sul palco che vede come protagonisti alcuni tra i principali artefici del collettivo, Valerio Casini dei Bad Love Experience, Giorgio Mannucci dei Mandrake, e poi ancora Federico Silvi dei Jackie o’s Farm e ancora un riuscitissimo featuring da parte di Camilla Furetta all’ukulele.

Inner Animal Pop Festival

Il pubblico risponde bene alla miscela di pop melodico che lambisce anche territori vicini alle canzoni di Father John Misty e Rufus Wainwright, mantenendo un approccio riconoscibile e decisamente godibile.

Nel cambio palco abbiamo modo di apprezzare la proverbiale capacità di Francesco D’Angelo, che insieme a Federico Silvi e Izio Orsini – tutti membri dei Jackie o’s Farm si avvicendano in consolle proponendo una selezione che pesca un po’ ovunque nel tempo e nella storia: Tony Allen, Chet Faker, The Coasters, Tv on the Radio, Grandaddy, Elvis Costello, ma anche band e artisti italiani come Marina P, N_Sambo e C’mon Tigre. Come poi hanno confermato, “solo cd, solo quello che avevamo a casa e che quindi ascoltiamo”.

Inner Animal Pop Festival

È il turno degli Hic Sunt Leones di cui mi avevano parlato molto bene e devo dire che le attese non vengono tradite, il loro set è ipnotico e avvolgente, e subito in partenza sfoderano un dittico musicale (Phosphenes pt1 e Phosphenes pt2) che ammanta i presenti con una cascata di suoni alla Massive Attack. La presenza della tromba e la batteria digitale, come dicono loro stessi, è il tratto distintivo della band, ma i loro beat si caricano in alcuni momenti di elettronica incisiva e oscura, mentre in alti di cadenze e gesti quasi dance ed electro-pop. La fusione tra strumenti classici e l’elettronica dà luogo a sperimentazioni di taglio pop veramente apprezzabili e vagamente assimilabili ad esperienze nostrane (C’mon Tigre su tutte) o estere (Alt-J e “The Eraser” di Thom Yorke fanno capolino).

Nella parte finale di Granny lunchtime comincia a sentirsi qualche goccia proveniente da quell’ammasso di nubi nere che campeggiano insistentemente sull’intero lungomare livornese. Quando i presenti cominciano a temere per il peggio, interviene il cantante Andrea tepe Tempestini che con fermezza sciamanica afferma “la scaccio io, con la mia voce”, e così avviene. Durante Blowin’up the pots, il peggio viene evitato e le gocce si fermano, lasciando che i beats electro-pop degli Hic Sunt Leones raggiungano l’intero percorso fino alla Terrazza Mascagni. “I fucking schiacced the rain” è il commento sardonico del cantante, mentre le nubi ormai impaurite spostano verso il largo il loro raggio di azione con improvvisi lampi degni di un racconto di Edgar Allan Poe. C’è spazio ancora per Earthling e Zen Dance, altri due brani tratti dal loro omonimo EP, che è stato licenziato sempre dall’etichetta del collettivo – la Inner Animal Recordings.
Durante il cambio palco, accompagnati dalle selezioni super rock dei componenti dei Jackie o’s farm, procediamo verso lo spazio del mercatino dove al banco del merchandising ci accaparriamo subito una maglietta dei Jackies, e ammiriamo le grafiche del materiale promozionale della Inner Animal Recordings. Dopo aver rovistato tra dischi e occhiali vintage delle altre bancarelle veniamo attirati dalla rampa da skate montata alle spalle del locale Surfer Joe, sicuramente parte dell’Urban Festival di cui il locale è promotore. Assistiamo allibiti a diversi tricks e anche a qualche dolorosa caduta ad opera dei bravissimi skaters che animano la serata, fino a quando le note dei Mandrake non ci riportano dritti sotto il palco.

Inner Animal Pop Festival

foto di Olga’s Lens


Noncuranti dei rumori provenienti dalla cassa sinistra, che sembra perdere dei colpi ogni tanti, ci assiepiamo insieme al pubblico che si sta facendo sempre più numeroso e compatto per assistere al set della band capitanata da Giorgio Mannucci. Tranne The Copelands e Time, tutte le canzoni sono tratte dal loro ultimo disco Dancing With Viga. Il primo pezzo è San Francisco, ovvero la traccia conclusiva dell’album che letteralmente adoro, forse a causa del bellissimo documentario che fa da sfondo al videoclip.

In ogni caso le note lievi ed orchestrate magnificamente da tutti i componenti della band si fanno strada nella cerchia di persone che attorniano il palco. Il bassista Tommaso Bandecchi, fino a quel punto fonico della serata, assieme alla violinista Asita Fathi e al batterista Gabriele Bogi danno vita a un live estremamente tirato e toccante, impreziosito dalla voce di Giorgio Mannucci, che alla chitarra e al piano è autore di tutti i testi e musiche della band.

Cambiano tutti palco tranne Gabriele Bogi che suona la batteria anche nei Bad Love Experience e si appresta a sputare sangue e sudore per altri quaranta minuti buoni.

Inner Animal Pop Festival

La band capitanata da Valerio Casini ha dato alle stampe sempre per Inner Animal Recordings il loro ultimo lavoro, “Believe Nothing”, e con questo ultimo tassello della loro storia spinge ancora più verso la deriva pop-psichedelica il loro sound dalle origini british e indie rock. Il videoclip da tenere a mente (e negli occhi) è senz’altro quello che giustamente è stato definito un cortometraggio musicale, sia per la durata sia per la compresenza di molteplici piani narrativi e musicali, frutto di un lavoro assolutamente fuori dalle righe. Sto ovviamente parlando del video di presentazione dell’album Believe Nothing qualcosa che – visivamente parlando – non vedevo dai Chemical Brothers di Let Forever Be e dal lungometraggio animato Heavy Metal.

Venendo alla musica, la performance dei Bad Love Experience ha avuto dell’incredibile e anche del surreale, tra i tuoni che lampeggiavano come impazziti sulla superficie dell’acqua aldilà dello scacchiere ordinato della Terrazza Mascagni, e la cassa sinistra che ormai emetteva suoni e rumori degni di un film horror. Tutto questo non ha fermato per nulla i componenti del gruppo, che hanno dato fuoco alle polveri con un set che mischiava il vecchio e il nuovo, spaziando dai pezzi di “Rainy Days” – album del 2009 – fino alle immersioni nel subconscio di “Pacifico” e la rinascita interiore di “Believe Nothing” davanti a un pubblico fremente.

L’apice e la conclusione degna di un festival così carico di emozioni, è stata affidata alle melodie in loop di Tomorrow Never Knows, con cui i Bad Love Experience hanno invitato tutte le altre band sul palco, per salutare tutti in una sorta di rito sciamanico ed abbraccio collettivo prima della pioggia, che puntualmente è arrivata proprio alla fine del pezzo.

Inner Animal Pop Festival


Al prossimo appuntamento, dunque, con le facce, volti, lampi, tuoni, valvole e mojito che hanno reso indimenticabile questo Inner Animal Pop Festival e un ringraziamento speciale da parte della redazione di Improvearts per l’accoglienza!

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About the Author

Leonardo Vietri

Madre brasiliana, padre italiano, cuore statunitense, ubicato dalle parti della San Francisco Bay Area. Come Jonatham Lethem prima di me - rimango folgorato sulla via di Damasco dall'opera del grande Philip K. Dick, a cui dedico una tesi sperimentale (si passa in rapida successione dalla letteratura al cinema, dal fumetto alla musica, dalla videoarte al djing) di laurea quinquennale in Scienze della Comunicazione. Instancabile motore culturale, negli ultimi 15 anni ho partecipato a numerosi Festival e rassegne di cinema, musica e arte emergente collaborando inoltre con alcuni tra i laboratori creativi più interessanti della capitale (Aye Aye - Installazioni Interattive e Laboratorio Linfa) e con associazioni culturali impegnate a migliorare il mondo (Ecologia In Viaggio Onlus su tutte). Appassionato di giornalismo ho scritto di musica, cinema, libri, fumetti e stili underground per molte testate e fanzine tra cui Fucine Mute, Satyrnet, Nerdsattack, Wings of Magic, Vintage!, Zero6, LeCool Roma. Al momento mi occupo di Marketing e Comunicazione aziendale e suono l'ukulele per puro divertimento. Ah, essendo nato a Rio de Janeiro, sono "carioca da gema"!



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