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Published on giugno 8th, 2014 | by Rossella Rago

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LUDOPATIA, PORTAMI VIA.

La malattia del gioco, o ludopatia, è una vera e propria patologia. È un disturbo del comportamento, in costante aumento, rientrante nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi. Nel DSM, (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), la malattia del gioco è stata inquadrata nella categoria delle cosiddette dipendenze comportamentali.

Questa malattia è diventata talmente inarrestabile da prevederne il prossimo inserimento tra i Lea, i livelli essenziali di assistenza. I Lea sono servizi e prestazioni garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale italiano in base ad un accordo tra Stato e Regioni, consultabile sul sito del Ministero della Salute. L’elenco dei Lea viene aggiornato man mano che si evidenziano patologie nuove, quando queste ultime vengono formalmente riconosciute come tali e dunque curate gratuitamente tramite il SSN. Nonostante l’aggiornamento dei Lea, con l’inserimento del gioco d’azzardo patologico, sia stato già previsto dal 2012 con il decreto-legge n. 158, recante “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute” (Gazzetta Ufficiale n. 263 del 10 novembre 2012 – Decreto Balduzzi), di fatto non è stato ancora effettuato, anche se la commissione Affari sociali ha redatto un testo unificato.

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Sarà necessario, dunque, prevedere al più presto una riorganizzazione del sistema di risposta in ambito preventivo, terapeutico e riabilitativo all’interno dei Dipartimenti delle Dipendenze. La prevenzione, la cura e la riabilitazione dalla ludopatia, infatti, verranno inserite nell’ambito sociosanitario, come avviene per la dipendenza da droga e alcool. Le caratteristiche della ludopatia, infatti, sono assimilabili alla tossicodipendenza e le relative prestazioni a beneficio dei malati da gioco d’azzardo verranno erogate dai Ser.T. (Servizi per le Tossicodipendenze), Centri Diurni ecc, gli stessi che prendono in carico i tossicodipendenti e gli alcoolisti. La dipendenza e i danni del gioco patologico, infatti, non sono meno gravi della dipendenza da sostanze.

Proprio come nella tossicodipendenza che causa la compulsione alla ricerca e all’assunzione della sostanza, il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori é pervasivo e crescente ed anche se il  «ludopatico» – ovvero colui che è affetto da gioco-dipendenza – si rende conto di sprofondare ogni giorno in una spirale pericolosa, i tentativi di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo spesso sono vani, rinforzando non solo la sensazione di incapacità di uscire da questa condizione, ma anche tutti quei sentimenti negativi di impotenza, colpa, ansia e depressione. Può capitare perfino che sulla patologia stessa della ludopatia si inneschi anche la patologia psichiatrica e viceversa. Questo fenomeno, chiamato “comorbilità” o più genericamente “doppia diagnosi”, storicamente ha caratterizzato la dipendenza da sostanze ma sembra che la complessità di questi disturbi sia talmente pervasiva da rendere anche la presa in carico di soggetti ammalati di ludopatia inevitabilmente connessa alla comorbilità psichiatrica: proprio perchè le persone che si ammalano di ludopatia sono senz’altro più vulnerabili ai danni psichici emotivi e sociali, molto spesso è difficile discriminare se i problemi psicopatologici si sono innescati per le conseguenze del gioco compulsivo o se rappresentano la problematica “a monte” che porta come conseguenza la ricerca del comportamento compulsivo.

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Gli unici interventi efficaci, dunque, sono quelli di tipo integrato, perchè risultano offrire maggiori garanzie di efficacia se organizzati attraverso equipe multi professionali e approccio di rete, quindi con un livello di collaborazione tra tutti i Servizi,  in particolare quelli sociali e sanitari.

Oltre a questo è chiaro che dev’essere necessariamente introdotta una più severa regolamentazione di tutela del consumatore, anche quello potenziale. Il gioco d’azzardo, ha assunto le rilevanti dimensioni odierne anche grazie alla forte spinta commerciale delle innumerevoli pubblicità. La nuova regolamentazione, in effetti, dovrebbe almeno normare la pubblicità eccessiva (sul modello di ciò che è avvenuto con le sigarette n.d.r.) ed ingannevole dei vari giochi d’azzardo esistenti, tanto più che alcuni siti online sono addirittura sponsor di squadre di calcio di serie A.

Insomma, il fatto che le slot machines siano legali e diffuse – come l’alcol ed il tabacco, del resto – non le rende più innocue, anzi. Ad aggravare la situazione, sussiste il fatto che oltre ad essere legale,  il gioco d’azzardo è, di per sé, una fonte di legittimo piacere e quindi non può essere vietato o proibito tout court, anche perché fa parte della cultura popolare e delle società. Il gioco, infatti, è anche una pratica antica che trova radici e fondamento in un atteggiamento ludico, storicamente e socialmente accettato; con l’avvento del Cristianesimo, poi, venne relegato a pratica depravata e peccaminosa e ostacolato con rigide disposizioni ecclesiastiche e governative; tuttavia, l’intolleranza verso il gioco venne meno quando la Chiesa introdusse le lotterie, funzionali a finanziare spese collettive e pubblico consenso…

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), o “gambling patologico” oggi, oltre ad essere una piaga sociale, spinge il giocatore a diventare vittima non soltanto del gioco in sé, ma anche di una serie di comportamenti che sono conseguenza immediata e diretta del GAP. Tali comportamenti hanno, poi, delle gravi ripercussioni sia sul giocatore patologico che sulla sua famiglia. Capita spesso che si cominci a mentire ai propri cari sminuendo il coinvolgimento nel gioco d’azzardo e innescando una serie di azioni illegali per finanziarsi, in attesa del momento fortunato al gioco col quale pareggiare i debiti, momento che chiaramente non arriverà mai perché si sa, tutto questo apparato del gioco d’azzardo altro non è che una truffa legalizzata. Inoltre conosciamo bene le interconnessioni che esistono fra questa patologia e il ricorso all’usura, come anche sappiamo bene che gli apparati legali servono anche per smaltire il denaro “sporco”, proveniente, appunto, da organizzazioni criminali che si sono introdotte nel business. Infatti la dipendenza dal gioco d’azzardo è certamente un problema sanitario per le motivazioni descritte ma anche sociale, perché ha conseguenze dirette e indirette sull’ordine pubblico e sulla spesa pubblica.

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Lo Stato Italiano con tutti i suoi monopoli ma anche con il gioco del lotto, i vari “gratta e vinci” e le sale Bingo, ecc… non solo non tutela il cittadino dai rischi connessi al gioco, ma pare addirittura approfittarsene. Riconosce nella dipendenza dal gioco una patologia e come per il tabagismo, l’alcoldipendenza e tutte le dipendenze in generale, anche per la dipendenza da gioco lo Stato deve stanziare dei fondi per curare le persone che si ammalano. È un controsenso? Beh, non molto… perché poi, con una scusa o l’altra, tra spending review e l’alibi della crisi economica, indovinate dove fanno i più ingenti tagli alla spesa pubblica?

In effetti sembra assurdo pensare che in un’epoca in cui c’è una decrescente domanda di consumo di beni e servizi, lo Stato risponde incrementando l’offerta del gioco d’azzardo, eppure sembra proprio così; e mentre il governo italiano con atteggiamento politico menefreghista, obsoleto e cieco sceglie di non ottimizzare una serie di risorse investendo nella prevenzione – come, invece, avviene soprattutto in Nord Europa, dove la prevenzione è considerata un investimento economico prima ancora che un diritto – rimarca la sua nota incapacità economica oltre che strategica, rimanendo a guardare i propri cittadini sprofondare in una crisi senza eguali con tutta la drammaticità che la recessione, la povertà e la disperazione creano nelle fasce sociali più deboli.

Ma, a quanto pare, in termini di speculazione, s’è fatto i conti giusti. Già, perché dai proventi delle slot e compagnia bella nasce un guadagno immensamente superiore a ciò che viene reinvestito per poter sostenere chi si ammala. Che lo Stato ci stia speculando?! Anche. E questa è una mancanza anche più grave del non aver messo in campo misure efficaci per tutelare le famiglie sull’orlo del lastrico. La contraddizione, dunque, deriva dal fatto che è proprio lo Stato a gestire e a voler incrementare i giochi d’azzardo con conseguente aumento dei giocatori patologici e ciò è inaccettabile proprio in virtù del fatto che lo stesso Stato dovrebbe promuovere, difendere e tutelare la salute dei cittadini, soprattutto di quelli più vulnerabili, essendo “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

I soggetti più a rischio? Pensionati, persone sole, adolescenti e coloro che hanno già sviluppato patologie correlate alla dipendenza.

Quanti ludopatici ci sono oggi in Italia? Il fenomeno non trova a tutt’oggi una adeguata rappresentazione epidemiologica per mancanza di sistemi e flussi di raccolta dati standardizzati e scientificamente orientati nel nostro Paese. Secondo il Ministero della Salute, i malati di gioco d’azzardo, in Italia sono circa 750.000, di cui 350.000 patologici. Nel 2012, secondo i dati dellaRelazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, sono stati in trattamento per gioco d’azzardo patologico circa 5000 soggetti, di cui l’82% maschi. E qui parliamo solo del gioco legale, ovvero una percentuale minima di quello complessivo. Per controbilanciare queste spese, lo Stato, secondo la sua Ragioneria Generale, ha incassato dal Lotto e affini 12,345 milioni di euro nel 2011, e prevede di incrementare le entrate nei successivi anni.

Il gioco d’azzardo esiste sì, da millenni, ma mentre fino a qualche decennio fa era confinato nelle bische, oggi è fruibile da chiunque ed ovunque, grazie anche alla possibilità di giocare online, nonostante la legge lo vieti ai minorenni. Esiste, quindi, questo altro mercato parallelo e altrettanto legale: digitando su Google “giochi d’azzardo on line” compaiono milioni di siti. Centinaia di milioni. Ed il gioco d’azzardo on line, ovviamente, prolifera anche grazie al fatto che lo Stato, pur di incrementare il business, ha abbassato il prelievo fiscale.

Oltretutto non ci è dato sapere chi c’è dietro le concessionarie del gioco d’azzardo, perché gli azionisti sono tutti protetti da norme ad hoc e innumerevoli prestanome, schermati dietro paradisi fiscali.

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Quali soluzioni?

La Dipendenza dal gioco d’azzardo non è facilmente identificabile proprio per le caratteristiche di cui parlavamo prima, connesse alla legalità, all’accessibilità e alle valenze ludiche: spesso famiglia e amici, o addirittura la persona invischiata, si rendono conto di avere a che fare con una dipendenza dal gioco solo dopo un momento difficile, quello che viene definito “episodio con beneficio secondario”, quando cioè la patologia è già innescata perché ha prodotto le sensazioni di benessere secondario, proprie delle dipendenze. La valutazione, quindi, deve essere sempre effettuata sul singolo caso e in questo tipo di problemi il ricorso ai professionisti è indispensabile.

Alcuni Comuni virtuosi hanno emesso ordinanze sindacali che proibiscono l’uso delle macchinette per un certo lasso di tempo. Sono ordinanze non di facile promulgazione anche perché vanno parzialmente a ledere quella che è una legge statale; però, grazie ad argomentazioni legate all’ordine pubblico e alla salute, il TAR ha respinto l’impugnazione di alcuni esercenti con una sentenza che ritiene inammissibile l’impugnazione «in quanto gli apparecchi da gioco vanno considerati strumenti di grave pericolo per la salute individuale e il benessere della popolazione locale». È una sentenza importante che fa giurisprudenza e può essere ispiratrice anche per altri sindaci che amministrano Comuni in quelle Regioni in cui manca una precipua legislazione regionale a tal proposito. Dopo questa sentenza viene offerto agli Enti Locali un ambito d’azione per tutelare il benessere delle nostre comunità e arginare il fenomeno che diventa sempre più dannoso dal punto di vista sociale.

É anche vero, però, che le proibizioni ci ricordano quanto e come col proibizionismo ci si siano arricchite le mafie e ci si arricchiscono ancora.

Le soluzioni ai problemi sociali, qui in Italia, sono sempre legate alla nostra (in)capacità di fronteggiare l’emergenza piuttosto che prevedere, come in altri Stati, campagne di prevenzione, informazione e sensibilizzazione. Dalla ludopatia si può di certo guarire, ma prima ancora di guarire da qualcosa bisognerebbe conoscere dove, come si prende, cosa fa, che effetti ha, cos’è. La disinformazione su questi argomenti è agghiacciante ma dopotutto è facile supporre, dietrologia permettendo, che il modo migliore, per lo Stato, di mantenere questo indubbio profitto sia proprio la scarsezza di informazioni legata ai rischi del gioco e al contempo, un sofisticato rafforzamento del senso di colpa del giocatore ( è legale!! per cui certamente non è una una truffa e se giochi e perdi è solo colpa tua ).

E di questo passo non se ne esce.

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About the Author

Rossella Rago

Rossella Rago, classe 1980. Assistente sociale e Mediatore Familiare, mi occupo di disabilità e salute mentale presso l'Istituzione per il Sociale di un Ente Pubblico in Provincia di Roma.



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