music LIVORNO SOUND SYSTEM. Intervista a Dario Serpan

Published on aprile 27th, 2015 | by Leonardo Vietri

0

LIVORNO SOUND SYSTEM. Intervista a Dario Serpan

La Livorno degli anni 2000 e qualcosa pullula di suoni come non mai. Dallo psycho-funk degli Appaloosa al post alternative dei Bad Love Experience, passando per il blues di Roberto Luti e il cantautorato beffardo di Bobo Rondelli o raffinato dei Virginiana Miller.

Ce n’è per tutti i gusti, e nel libro In fondo, suona. Storie dall’underground livornese dagli anni ’90 a oggi, Dario Serpan e Alessio Santacroce hanno raccolto le schede di ben 160 gruppi labronici. Uscito a maggio 2014 per la casa editrice Il Foglio Letterario di Piombino, questo saggio/ricerca sul campo ripercorre la storia che ha portato Livorno ad essere la città con il più alto numero di gruppi musicali in Italia in relazione al numero degli abitanti (e la seconda al mondo, dopo Los Angeles).

Livorno mi ha sempre colpito per il numero di band presenti e per la qualità mediamente molto alta delle loro proposte musicali. Cosa hai scoperto da questa ricerca? 

In questa ricerca io e Alessio Santacroce, ideatore e co-autore del libro In fondo, suona, ci siamo concentrati sulle band che propongono musica originale e provengono dalla scena rock e alternativa di Livorno e provincia, senza la pretesa di includere tutti i gruppi, cosa praticamente impossibile data la vastità della materia in relazione al periodo preso in considerazione. La prima e piacevole scoperta è stata la disponibilità e la voglia di raccontarsi espressa da tutti i soggetti interpellati, le cui testimonianze sono servite per ricostruire i passi dell’evoluzione della scena musicale livornese dalla fine degli anni ’80 ad oggi. Dalla nostra ricerca, in particolare, possiamo evincere che: a Livorno, il fare musica è sempre stato manifestato come un’urgenza connessa alla necessità di spazi per suonare e soddisfare il bisogno di socialità; la quantità delle band attive in città ha conosciuto un picco massimo negli anni ’90, sotto l’influenza del grunge, per poi decrescere nel terzo millennio; con l’avvento delle nuove tecnologie, anche a Livorno è cambiato il modo di fare musica, ma non si è perso il senso di appartenenza verso una comunità musicale non scevra da un certo grado di autoreferenzialità, ma pur sempre capace di esportare i propri migliori prodotti .

Quali sono i nomi più conosciuti nel contesto nazionale? E quali stanno emergendo prepotentemente nello scenario?

I nomi più conosciuti sono quelli di Bobo Rondelli e i Virginiana Miller. Subito dietro possiamo metter La Strana Officina (più attiva negli anni ’80), i Tres, gli Appaloosa e gli Eldritch. Tra gli emergenti mi limito a due nomi: i Filarmonica Municipale LaCrisi, vincitori dell’ultima edizione del Premio Ciampi; i Platonick Dive, un gruppo che fa musica elettronica e in questo momento è in tour con i Blonde Redhead.

Collaborando al Tirreno hai un punto di vista privilegiato non solo sulla scena musicale ma anche sul resto della città. Parlaci di Livorno e di cosa rende possibile questo fermento artistico. 

Scrivere su un giornale è un modo per essere più da vicino testimoni del proprio contesto di riferimento. Io lo considero un privilegio e perciò metto ogni giorno a disposizione degli altri quella tensione che mi porta a stare sempre con una penna in mano. Livorno è una città che ha tante potenzialità, ma ha il difetto di guardarsi troppo allo specchio e questo ne limita le prospettive. Si finisce spesso per essere profeti in patria e meteore fuori, ma questo è un po’ tipico della provincia. Ciò che rende possibile un certo fermento artistico è uno spirito ribelle, dissacratorio e libertino che caratterizza il livornese, che è buono dentro ma non ha peli sulla lingua. Così l’arte diventa un modo per dire la propria. Chi disegna, chi suona, chi recita, scrive o fa altro: l’importante è farsi sentire e, a livello giovanile, dare risposte a un disagio sociale che i sistemi tradizionali non sanno più gestire.

Soffermati sul progetto Capo Verso, ho visto che ne fai parte. Cosa state facendo e cosa avete intenzione di fare di qui a breve?

Capo Verso è nata nel 2013 dopo un percorso di oltre un anno che ha portato un gruppo di giornalisti attivi sul territorio a prendere consapevolezza del proprio ruolo e della propria missione in quanto operatori della comunicazione e dell’informazione. Per rispondere alla crisi, ci siamo uniti e ci siamo messi alla prova come società che opera nel campo dell’editoria, della pubblicità, della comunicazione e degli eventi. Mi piace descrivere Capo Verso come un collettivo di professionalità diverse che ha scelto una direzione e per perseguirla si avvale del contributo di giornalisti, fotografi, grafici, videomaker ed esperti informatici. Siamo legati professionalmente a Il Tirreno e al gruppo L’Espresso, quindi lavoriamo principalmente come service, ma contemporaneamente portiamo avanti progetto nostri, il più grande dei quali si chiama coworking.

Un gruppo che mi sta particolarmente a cuore, The Jackie-O’s Farm (o i Jackies per gli amici), tra l’altro reduci da una nomination agli ultimi Donatello per la canzone contenuta nell’ultimo film dei Virzì, Il Capitale Umano. Per me loro sono come dei Beach Boys caciaroni e irresistibilmente pop della spiaggia californiana. Che dici, ci può stare il paragone?

Il paragone regge assolutamente. Sul loro sito internet, un tempo si presentavano come musicisti veri, pur avendo il tipico aspetto da boy band (fisico atletico, immagine patinata, stile cool e sorrisi smaglianti. Può bastare? (risate, ndr)

Cosa ne pensi e come sono inseriti nella scena labronica?

Penso che abbiano dei numeri, ma antepongono il divertimento alle ambizioni. Eppure sono molto attivi, anche singolarmente: Giacomo è appena uscito, con il moniker I Giovani del Surt, con un brano in italiano che si chiama Vesuvio e fa parte della compilation A Tribute to Scotty Pone’s – Fiumicino; Izio è una colonna portante del The Cage; Federico è entrato a far parte dei Mandrake, che hanno pubblicato il nuovo album, ed entrerà anche nei Falca, Milioni e le Figure, ma porta avanti anche il suo progetto Silvereight; Francesco è un dj che si fa apprezzare con il suo set chiamato Tropicalia e in più si è unito un gruppo molto interessante che si chiama Hic Sunt Leones; infine, Federico ha suonato con N_Sambo ed è il fondatore dell’etichetta Cappuccino Records. Tutti insieme, infine, i Jackies fanno parte del collettivo Inner Animal Recordings, nuova realtà livornese che unisce le forze di un gruppo di musicisti decisi  farsi apprezzare anche fuori città .

Intervista a Dario Serpan

Le foto sono di Azzurra Biagi

.

Ci sono stati musicisti che hanno avuto successo all’estero (e che magari, come spesso accade, in casa si conosce poco)? 

Sì, ci sono stati e ci sono ancora. Gli ultimi che ho avuto il piacere di raccontare sono tre dj e un pianista che l’11 marzo scorso hanno suonato insieme al Watergate di Berlino, uno dei locali cult per la musica elettronica a livello internazionale. Loro sono Ilario Alicante, Marco Effe, James Mile e Francesco Carone. Guardando non troppo indietro, ci sono i Tasters, band metal core che soprattutto in Europa dell’Est ha un bel seguito e fa parte della Nuclear Blast, stessa etichetta dei Sepultura.

C’è sempre stata una scena o si è creata negli ultimi venti-trent’anni? E Com’è cambiata?

Il tempo di riprendersi dalle rovine della guerra e Livorno ha sviluppato presto una propria scena musicale. Massimo Volpi ha scritto due libri per ricordare come, a partire dagli anni ’60, a Livorno si formarono decine di gruppi musicali, inaugurando una scena che non ha più avuto interruzioni. L’influenza di ciò che veniva da fuori si è sempre fatta sentire qui, dove anche Frank Sinatra è venuto a cantare nel dopoguerra. La scena è cambiata sempre adeguandosi alle mode del momento: dai Beatles ai Rolling Stone, i Joy Division e il punk, la new wave negli anni ’80 e il grunge nei ’90, fino al post rock e le nuove tendenze in voga oggi. La scena livornese, insomma, è sempre rimasta al passo con i tempi, interpretandone a modo proprio la valenza e i significati. Come altrove, anche a Livorno è piuttosto cambiato il modo di fare musica, con il mare di accessibilità generato da internet e le nuove tecnologie.

Mi sembra che ci sia una bella varietà di generi tra l’altro, si passa dall’elettronica più spinta in avanti al blues di Roberto Luti, vero? 

Sì, la varietà non manca e permette di offrire ogni weekend soluzioni diverse per il pubblico. Se la Inconsapevole Records è un’etichetta più dedicata al punk-rock, Livorno ha poi la sua comunità metal come quella più indie-pop di gruppi come Mandrake e Bad Love Experience. Guai a dimenticare il contributo che Livorno ha dato al jazz, e in questo è impossibile non sottolineare l’apporto della famiglia Pellegrini; quanto al blues, Roberto Bob Luti è l’incarnazione vivente in città dei valori del blues, mentre Lorenzo Surfer Joe è un livornese che rappresenta un riferimento di livello mondiale per la musica surf, tanto che ogni anno a Livorno si svolge un evento, il Summer Festival, che porta gruppi da tutto il mondo.

Intorno alla musica, cosa si muove nel contesto cittadino riguardo stili e culture?

In una città di provincia è facile riconoscere stili e tendenze. Quelle che girano intorno alla musica sono legate a un’idea di città che rimane per lo più in sottofondo, dentro un sottobosco che si muove per lo più alla sera e spesso disturba la quiete pubblica omologante. Accanto a chi fa musica, spesso si muovono le arti figurative, la fotografia e i video, come mondi che, innescandosi e intrecciandosi vicendevolmente, ricercano una sorta di legittimazione e autorevolezza. E’ un ecosistema che si auto sostiene e spesso trova più riconoscimento fuori che in città.

LIVORNO SOUND SYSTEM.  Intervista a Dario Serpan

Le foto sono di Azzurra Biagi

.

I tuoi preferiti, uno o due su tutti. Rispondimi di pancia.

I miei preferiti sono gli Appaloosa, per me sempre una garanzia. Tra gli emergenti, in questo momento sono affascinato dai Siberia, giovane formazione di cui spero sentiremo parlare.

Se Livorno fosse una città degli Stati Uniti quale sarebbe? A livello di umore, caratteristiche della gente, geografia o scena musicale, scegli te il parametro.

Non sono mai stato negli Stati Uniti, quindi la mia risposta è puramente immaginaria. Penso comunque a una città di mare sulla West Coast. Azzardo Los Angeles, dato che una volta uscì su Rolling Stone una ricerca che faceva di Livorno la seconda città al mondo, dopo Los Angeles, per numero di gruppi musicali in rapporto al numero di abitanti. E poi a Los Angeles sono nati i Rage Against The Machine, la cui cover band italiana ufficiale, guarda caso, è di Livorno.

Se non l’avessi scritto te questo libro, avrei voluto farlo io, dato che mi sono sempre chiesto come fosse possibile tutto questo fermento musicale e volevo proprio saperne di più, quindi grazie veramente di cuore!

Io ringrazio te per l’interesse e l’apprezzamento verso la scena musicale livornese. Non ti resta che venire a conoscerla meglio di persona, e magari un giorno scriveremo qualcosa assieme!

Dove si può acquistare il libro? E’ presente anche in formato ebook?

Il libro non esiste in formato ebook, ma si può trovare online sui circuiti Feltrinelli, ibs.it, ebay ed altri. A Livorno lo si trova anche presso alcune edicole e alla libreria Erasmo, oltre che da Feltrinelli.

Altri link o recapiti utili?

A questo link c’è il booktrailer del libro, fatto da Filippo del Bubba per Capo Verso:

 

.

[music_72#319]

.






.


About the Author

Leonardo Vietri

Madre brasiliana, padre italiano, cuore statunitense, ubicato dalle parti della San Francisco Bay Area. Come Jonatham Lethem prima di me - rimango folgorato sulla via di Damasco dall'opera del grande Philip K. Dick, a cui dedico una tesi sperimentale (si passa in rapida successione dalla letteratura al cinema, dal fumetto alla musica, dalla videoarte al djing) di laurea quinquennale in Scienze della Comunicazione. Instancabile motore culturale, negli ultimi 15 anni ho partecipato a numerosi Festival e rassegne di cinema, musica e arte emergente collaborando inoltre con alcuni tra i laboratori creativi più interessanti della capitale (Aye Aye - Installazioni Interattive e Laboratorio Linfa) e con associazioni culturali impegnate a migliorare il mondo (Ecologia In Viaggio Onlus su tutte). Appassionato di giornalismo ho scritto di musica, cinema, libri, fumetti e stili underground per molte testate e fanzine tra cui Fucine Mute, Satyrnet, Nerdsattack, Wings of Magic, Vintage!, Zero6, LeCool Roma. Al momento mi occupo di Marketing e Comunicazione aziendale e suono l'ukulele per puro divertimento. Ah, essendo nato a Rio de Janeiro, sono "carioca da gema"!



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑