art building peace

Published on aprile 24th, 2016 | by improvearts

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Il Building Peace cammina al mio fianco…

Nella mattinata del 21 aprile a Veroli, si è tenuta l’inaugurazione del “Building peace”. Non vorrei annoiare parlando delle molte autorità presenti e delle altissime misure di sicurezza che hanno fatto da scenario all’iniziativa, davvero degna di nota.

Come di prassi il monumento era coperto da un drappeggio bianco; nel momento in cui è stato svelato si è da subito palesato lo spessore ascetico. È strano vedere come il “materiale” possa rendere l’“immateriale”. L’arte, in effetti, ha la capacità di rendere visibile l’invisibile.

“Building Peace”: sono due circonferenze che intersecandosi perpendicolarmente tra loro creano una sorta di sfera invisibile, fatta di aria e di mondo. Le due circonferenze sono poggiate su una base dalla quale salgono due braccia per ogni circonferenza composte di blocchi più sporgenti e più arretrati e terminano con un sottile intreccio delle lamine di acciaio. La costruzione a blocchi termina all’incirca a metà circonferenza e da questo punto continua fino alla cima con una struttura semplice e lineare. Si assiste così a un movimento che dal basso spinge verso la sommità, la quale però non è raggiunta dai blocchi sporgenti che creano massa.

I blocchi sono materia, sono in movimento: sono vita. Le lamine delle semicirconferenze sono soltanto scheletro; è come se nella zona superiore della scultura mancasse la carne. Netta è la divisione tra fascia inferiore e quella superiore.
Nei quattro blocchi più alti delle circonferenze si trovano pietre donate da 111 nazioni.
Un’interessante caratteristica riguarda il materiale utilizzato, l’acciaio corten. L’ossidazione naturale del materiale richiama visivamente la ruggine, esprime così una sensazione di vissuto: una gratitudine del tempo.
“Il monumento non celebra un astratto concetto della pace” – queste le parole di Pietro Spagnoli, l’autore dell’opera.

L’artista, infatti, continua dicendo che ha voluto raffigurare la pace con un cerchio che tenta di formarsi. Il cerchio completo rappresenterebbe l’armonia.
È un’opera in divenire. Il cerchio: una figura che non ha né inizio, né fine, né direzione, neppure orientamento; è una figura priva di angoli e spigoli. Vi è un concetto intrinseco d’illimitato e di eternità perciò il cerchio è stato da sempre ritenuto un simbolo spirituale. Basti pensare alla visione mistica di Dio come cerchio dal centro onnipresente.

Giordano Bruno, Blaise Pascal, Jorge Louis Borges soltanto alcuni dei nomi delle grandi personalità che hanno trattato tale argomento. “Dio è una sfera infinita, il cui centro è dappertutto e la circonferenza in nessun luogo”.
La simbologia del cerchio non finisce qui: la dualità esistenziale, yin/yang, è raffigurata con un cerchio: il simbolo del Tao; il mandala, pazientemente realizzato dai monaci tibetani con piccolissimi granelli di sabbia, rappresenta il processo di formazione del cosmo; Jung, traslandone il significato, vede nel mandala individuale l’archetipo del Sé.

Anche nella danza il cerchio è simbolo ascetico, in tal caso le danze Sufi sono le più degne di nota. I Dervisches Tourners che girano sulle spine dorsali, come canta Battiato in “Voglio vederti danzare”, creano una danza roteante, o anche detta turbinante. Essi ruotano su se stessi con una mano alzata verso il cielo e l’altra diametralmente opposta indossando una gonna molto ampia, la quale si apre a cerchio mentre essi danzano.
La simbologia del cerchio è davvero intrigante, è da infinite letture.

L’elemento di unione sono le pietre donate dalle diverse nazioni. Esse simboleggiano la voglia di costruire la pace, è “la posa della prima pietra”. La pietra ha una potenza simbolica molto forte: è solida, è eterna. La pietra è muta e immobile: Stonehenge ne è la dimostrazione.
La pietra è piena di forza: la cristalloterapia mette in luce le proprietà benefiche derivanti dal dialogo energetico uomo-pietra.
Essa però è anche fredda, gelida; “avere un cuore di pietra” vuol dire che il cuore è freddo, chiuso e non lascia fuoriuscire l’amore.
Vivere come se un masso gigante ti schiacciasse il cuore fermandone così il transito vitale del sangue caldo.

Proprio un masso gigante è stato la condanna di Sisifo: nel mito, infatti, è condannato a portare un macigno sulla cima di una montagna per poi vederlo ricadere ogni volta. L’azione di Sisifo è inutile e Albert Camus la paragona all’esistenza umana: è l’assurdità della vita. Anche se l’esistenza è assurda, è priva di senso, l’uomo può e deve ribellarsi all’insensato. L’intellettuale francese se all’inizio può sembrare catastrofico, poi si rivela positivo, costruttivo. Superare l’insensatezza esistenziale è facile, serve soltanto ricercare ininterrottamente la solidarietà, la fratellanza, l’unione con i propri simili. La visione propositiva di Camus potrebbe riempie di gioia anche un cuore arido.
Spagnoli ha terminato il suo discorso, guarda caso, proprio con una citazione di Camus:

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti.
Cammina al mio fianco e saremo sempre amici.

La pace va costruita, non cade dal cielo come la manna. Bisognerebbe mettersi alla ricerca della frequenza giusta: quella in grado di mettere in sintonia l’intero genere umano.
I have a dream…






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