innovation Google Glass ci renderanno (più) stupidi

Published on febbraio 4th, 2014 | by Jannis Genco

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I Google Glass ci renderanno (più) stupidi? part II

L’IMPATTO COGNITIVO

Dall’avvento di internet, di Google e del tutto-subito-qui digitale in poi, si sono susseguiti dibattiti e pubblicazioni in ambito scientifico-psicologico che cercano di definire le dimensioni dell’impatto di questa “stampella” digitale sulla lucidità e la ricchezza del cervello umano. In particolare, alcuni ricercatori di Harvard (Betsy Sparrow et al., 2011) hanno eseguito una serie di esperimenti descritti in un articolo intitolato Google Effects on Memory: Cognitive Consequences of Having Information at Our Fingertips, finalizzati a rivelare qualsiasi effetto rincoglionente derivante dall’abuso delle informazioni sempre a portata di mano. Tra i tanti risultati ottenuti, segnalo quattro punti molto interessanti:

  • Un gruppo di soggetti che era stato precedentemente intervistato con domande trivia a cui non avevano risposte si è rivelato più rapido (di 120ms) nel riconoscere parole familiari nel lessico informatico (computer-based words) rispetto a parole che non hanno niente a che vedere con i computer (non-computer-based words), indicando un desiderio di colmare rapidamente le lacune tramite risorse informatiche;

  • Quando i soggetti ritengono che un computer potrebbe aver memorizzato le informazioni richieste, essi faticano di piú a ricordare le stesse informazioni da soli, senza ausili informatici;

  • Inoltre, la consapevolezza che una precisa informazione sia stata memorizzata all’esterno (del proprio cervello) non ha aiutato i soggetti nel ricordare quella precisa informazione, quanto piuttosto ha rinforzato il ricordo del fatto che quell’elemento rimane disponibile nel tempo e che è stato memorizzato in un luogo (esterno) ben preciso;

  • In conclusione, i soggetti hanno dimostrato una spiccata propensione a ricordare in quale directory sia stata salvata l’informazione piuttosto che ricordare l’informazione in sé.

Stiamo diventando sempre di più dipendenti dalle tecnologie nello stesso modo in cui siamo dipendenti dai nostri amici e dai nostri colleghi, e questa ricerca lo dimostra abbastanza chiaramente. Perdere l’accesso a Google è diventato quasi come perdere un amico: dobbiamo rimanere “connessi” per sapere ciò che Google sa. Quando siamo offline, siamo vulnerabili. Questo fenomeno rischia di accentuarsi ulteriormente con una tecnologia del genere, perchè sarà ancora piú facile accedere alla rete: se finora dobbiamo fermarci, prendere lo smartphone dalla tasca e consultarlo ogni qual volta vogliamo cercare delle informazioni, con i Google Glass sarà possibile compiere le stesse operazioni in movimento, senza distinzione tra momenti “online” e momenti “offline”. In altre parole, i media visivi stanno modificando il modo in cui processiamo le informazioni rafforzando processi specifici a discapito di altri. E non è detto che ciò sia necessariamente un bene.

Come già accennato in questo articolo, i creatori dei Google Glasses sostengono che essi cambieranno il modo in cui ci approcciamo alle altre persone. Vero. Ma nessuno di loro si è scomodato a dire in che modo le relazioni tra umani cambieranno. Questo è un apparecchio che ha una potenzialità molto alta di renderci ancora piú introversi e meno inclini a partecipare a interazioni e conversazioni nella vita reale. Inutile ribadire che la qualità e la quantità delle relazioni con gli altri esseri umani è un fattore cruciale nel determinare la salute psicofisica di un individuo. Mi riferisco anche all’ Effetto Roseto, quella strana correlazione rilevata tra interazioni umane positive e prevenzione di malattie cardiovascolari. Inoltre è stato ampiamente dimostrato che la funzionalità del nervo vago, che connette il cervello con il cuore, viene influenzata negativamente da una mancanza di comunicazione faccia a faccia (New York Times). Come possiamo ignorare queste informazioni in una società dove il 30% dei partecipanti a un test (Età 18/29 anni) ha dichiarato di usare il telefonino per evitare interazioni con le persone attorno a loro? Naturalmente ciò dipende dall’uso che verrà fatto di questa tecnologia.

E ancora, i Google Glasses visualizzano informazioni 2-D su uno sfondo 3-D (il campo visivo dell’utente). Il problema di mostrare informazioni bidimensionali su uno sfondo tridimensionale dinamico e complesso è che il cervello umano fa molta fatica a elaborare e conciliare due spazi cognitivi molto differenti tra di loro, perchè in fondo non siamo poi così multitasking, e troppi elementi discordanti riducono ulteriormente la capacità di focalizzarsi su un solo elemento (un aspetto molto criticato del multitasking). Il cervello umano, di fronte a una varietà di stimoli così complessi e difformi fra loro, potrebbe facilmente cadere nella trappola della dissonanza cognitiva, ossia il discomfort che insorge nel momento in cui si elaborano due o piú cognizioni contrastanti tra di loro. Di solito è un fenomeno che si riferisce a valori, idee, credenze o reazioni emotive ma possiamo applicarlo anche in questo contesto. Per esempio, guardate questo video che ironizza proprio sulle distrazioni che possono provocare incidenti:

 

Comunque si tratta, ci auguriamo, di un apparecchio che non dovrebbe catturare la nostra attenzione permanentemente, ma solo quando riceviamo notifiche o messaggi, o quando ne abbiamo realmente bisogno. Altrimenti le problematiche derivanti dalla mancanza di attenzione al mondo esterno potrebbero rivelarsi persino fatali. Che l’uomo sia facile a distrarsi lo prova persino questo semplice video; provate a contare i passaggi con la palla…

 

Fatto? Probabilmente vi sarà sfuggito il tizio col vestito da gorilla perchè eravate concentrati su qualcos’altro e il cervello ha automaticamente scartato gli stimoli visivi non pertinenti al compito “contare i passaggi della palla”. Bene, applichiamo lo stesso principio ai Google Glasses: immaginate di attraversare la strada mentre state spizzando una notifica di Facebook proprio sulle vostre lenti, magari condita da un bel banner pubblicitario. Non trovate che il passo dal marciapiede al reparto di Ortopedia non sia poi così lungo?

google glassLungi dal voler scatenare allarmismi o dal voler indicare una tecnologia come “mortalmente pericolosa”, mi sembra comunque importante riflettere su questi temi. D’altronde non ho smesso di riporre fiducia nell’infallibile senso di autoconservazione di noi umani, nonchè alla nostra avversione alle perdite di qualsiasi natura. Una volta individuata nei Google Glasses la causa delle nostre perdite (economiche, di salute, di attenzione, di qualità della vita), sarà semplice allontanarsene. Tuttavia è importante pensare anche a coloro che non hanno gli strumenti per discernere da soli tra comportamenti pericolosi e virtuosi, e quindi ribadire l’importanza dell’educazione all’uso delle tecnologie.

Un altro aspetto interessante è la perdita della possibilità di dimenticare. Con i Google Glasses che potenzialmente registrano tutto, ci viene negata la possibilità di rimuovere un ricordo. La rimozione è un processo funzionale al benessere psicologico dell’individuo, ed è cruciale alla formazione e mantenimento della propria personalità. Quali saranno le conseguenze del non poter piú dimenticare?

GOOGLE GLASS E PRIVACY

Un’altra questione spinosa legata alle funzionalità dei Google Glass è la questione della privacy.

Per quanto riguarda la privacy altrui, è bene ricordare che stiamo parlando di un apparecchio che ha le potenzialità per registrare tutto ciò che vede e sente, spesso senza che gli altri se ne accorgano: infatti non è necessario impugnarli come se si trattasse di una videocamera o di un cellulare, non c’è nessuna luce spia o nessun rumore che indichi la registrazione in corso. E di fatti, ancor prima che vengano messi in commercio, molte catene di ristoranti e bar li hanno messi al bando.

Un episodio molto interessante riguarda Steve Mann, colui che viene considerato il padre dei Wearable Computer avendo creato i Digital Eye Glass nel lontano 1999.

 google_glass_Mann_digital-eye

 Dal suo blog egli denuncia il personale di un Mc Donalds a Parigi, reo di aver cercato di strappargli i Digital Eye Glass con la violenza nel 2012. Il tipo di occhiali indossati da Steve è fissato alla scatola cranica tramite due viti e quindi difficile da rimuovere, e tutto ciò è accaduto nonostante Steve avesse esibito certificati medici e permessi vari di cui si era premunito prima di mettersi in viaggio. Inutile specificare che tutto è stato ripreso e fotografato dai suoi Glass, ma nonostante ciò da Mc Donalds non arriva nessuna risposta, nessun risarcimento, nessuna conciliazione. E molto probabilmente gli utenti dei Google Glasses dovranno aspettarsi lo stesso trattamento.

Per quanto riguarda la propria privacy, invece, la questione diventa ancora piú spinosa: come si sta muovendo Google per evitare che malintenzionati possano interferire con il funzionamento dei Google Glass? Ricordo che i Google Glass altro non sono che una versione molto piú sofisticata di un headset sincronizzato ad uno smartphone tramite collegamento bluetooth, per cui potenzialmente molto vulnerabili da parte di hacker che avrebbero accesso a molto piú che una semplice rubrica telefonica. Potrebbero scoprire informazioni sui nostri spostamenti, sulla gente che frequentiamo, potrebbero accedere ai video registrati in memoria o addirittura registrare in tempo reale ciò che vediamo. Potrebbero persino manomettere le informazioni che riceviamo sul display, e manipolarci senza che ce ne accorgessimo. Spero proprio che qualcuno di Google si prenda la briga di rispondere a queste domande, prima o poi.

IN CONCLUSIONE

Viviamo in una realtà di per sé molto complessa, e perciò è il caso di stabilire se i Google Glasses ci semplificheranno la vita o ce la renderanno ancora piú complessa e cognitivamente disumana.

La realtà aumentata è una prospettiva interessante per un uso in campo militare, ma anche in campo sanitario per aiutare gli operatori che si trovano ad intervenire in emergenze e disastri ambientali, in campo medico o persino didattico non può che trovare tutti gli operatori d’accordo sui vantaggi derivanti dall’impiego di questa tecnologia. Ma i dubbi sorgono quando si tratta di rilasciare questa tecnologia nella vita comune, dove l’uso dei Google Glass non verrebbe “istituzionalizzato”, legato a precisi processi e funzionalità ma lasciato un po’ a sé stesso, come abbiamo fatto finora con tutti gli apparecchi tecnologici ad uso domestico. Probabilmente non dovremmo neanche preoccuparci per i Google Glass in sé, ma per l’uso che persone stolte potrebbero farne. Oppure dovremmo semplicemente sederci e osservare le leggi di Darwin al lavoro?

E per finire in bellezza, il tumblr che raccoglie foto di uomini bianchi con indosso i Google Glass whitemenwearinggoogleglass.tumblr.com

Per leggere la prima parte dell’articolo clicca qui

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About the Author

Jannis Genco

30 anni, emigrato nel Regno Unito con una laurea in Psicologia Sociale. Un passato di militanza tra le frange più estreme della scena Death Metal materana, un’orecchio sempre puntato verso nuove sonorità elettroniche, ambient, drone ma soprattutto psichedeliche, un’occhio attento a dettagli che pochi vogliono/riescono a vedere. Una valigia sempre mezza disfatta, un viaggio sempre dietro il prossimo angolo. Scrive (per passione e mai per mestiere) di musica, di scienze sociali, di viaggi, di categorie residuali.



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