eco Consumo critico e partecipazione 3

Published on giugno 16th, 2013 | by Melania Perciballi

1

Consumo critico e partecipazione: perché gli italiani scelgono i GAS

Sempre più italiani si rivolgono ai GAS per fare la spesa. Dal 1994, anno della fondazione del primo GAS di Fidenza, il numero dei gruppi è in continuo aumento. La Retegas, rete nazionale di collegamento dei GAS, ha censito circa 900 gruppi distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma si stima che i gruppi effettivi siano più del doppio.

Cos’è un GAS? Un GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale) è un gruppo di consumatori che si uniscono per acquistare presso il produttore prodotti alimentari e di uso comune, ispirandosi ai principi della sostenibilità, dell’economia solidale e del km 0. La solidarietà è il criterio guida nella scelta dei prodotti, che devono essere rispettosi dell’ambiente e del lavoro. La vendita diretta dal produttore al consumatore genera un abbattimento dei costi di trasporto e di distribuzione e garantisce la tracciabilità dei prodotti. Tuttavia, il risparmio non è l’obiettivo principale dei gruppi d’acquisto solidale. Il GAS, infatti, favorisce l’instaurazione di un rapporto di fiducia tra consumatori e produttori, promuovendo un’economia solidale e delle relazioni, molto lontana dalle logiche di mercato dell’economia globale, che rendono sempre più difficile conoscere la provenienza e i metodi di produzione dei prodotti acquistati.
Per i produttori, invece, aderire ad un gruppo d’acquisto solidale permette di ottenere compensi più remunerativi rispetto a quelli garantiti dalla grande distribuzione, che punta ad abbattere i prezzi all’origine per massimizzare il guadagno.

Come funziona un GAS? I GAS hanno organizzazioni molto diverse l’uno dall’altro. Ci sono GAS costituiti in associazioni e altri che funzionano sulla base di riunioni informali. Alcuni sono formati da una decina di membri; altri contano migliaia di iscritti.
I GAS prediligono prodotti biologici e provenienti da piccoli produttori locali, per ridurre l’inquinamento derivante dal trasporto e per avere un contatto diretto con i fornitori. Questi ultimi devono compilare una scheda di autocertificazione, in cui si impegnano a adottare metodi di produzione sostenibili e rispettosi dell’ambiente, che escludano l’uso massivo di pesticidi e concimi chimici di sintesi.

Alcuni GAS hanno adottato il sistema del paniere fisso. Ogni settimana si riceve un paniere di prodotti di stagione, pagando una quota fissa. La maggior parte dei GAS, invece, lascia libertà al consumatore sulla scelta dei prodotti. A rotazione, si scelgono i responsabili all’interno del gruppo per ogni tipologia di prodotto. Ogni mese, ad esempio, ci sarà un referente per la verdura, uno per la frutta, uno per i formaggi e così via. Il responsabile si occupa di individuare un produttore e di fare da tramite tra quest’ultimo e i consumatori. Il produttore comunica al responsabile i prodotti disponibili quella settimana, con il relativo listino prezzi. Il responsabile invia le informazioni agli altri membri e raccoglie gli ordini via mail, che saranno poi trasmessi al produttore.
Nel giorno prestabilito, fornitori e consumatori si incontrano per la consegna dei prodotti, come in un piccolo mercato. Altri GAS, soprattutto nelle grandi città, optano invece per la consegna a domicilio.
Oltre al giorno di distribuzione, in genere, i “gasisti” si incontrano anche per una riunione mensile, in cui avviene la presentazione di nuovi produttori, si organizzano eventi e iniziative, si scelgono i responsabili e si discute di qualsiasi argomento proposto dai membri. Nei GAS non esistono gerarchie: le scelte si prendono insieme e i problemi si risolvono con l’apporto di tutti.

In definitiva, si tratta di un modo di fare la spesa completamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Con il GAS fare la spesa diventa anche un momento di discussione e di partecipazione. È un sistema che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo. In Francia si chiamano AMAP (Association pour le maintien d’une agricolture paysanne), negli Stati Uniti CSA (Community supported agricolture), in Svizzera ACP (Agricolture contractuelle de proximité), in Giappone Teikei.
In Italia, secondo una recente indagine svolta da Censis e Coldiretti, sono 7 milioni i consumatori che si rivolgono ai GAS.

Quali sono le ragioni alla base di questa scelta? Per capirlo, ho fatto un piccolo sondaggio tra gli iscritti del GASP (Gruppo d’acquisto solidale e partecipativo) di Frosinone, un Gas attivo dal 2007 che conta 200 membri provenienti da tutta la provincia.
A riprova del fatto che risparmiare non è lo scopo principale del GAS, nessuno dei membri ha indicato il risparmio come fattore decisivo che l’ha convinto a fare questa scelta. Dal sondaggio è emerso che i consumatori acquistano attraverso il GAS soprattutto per diminuire il proprio impatto ambientale consumando prodotti locali (90% dei votanti), per mangiare prodotti sani (80%) e per promuovere l’economia del territorio (80%). Ma ci sono anche altre ragioni. Per Domenico far parte di un GAS è un’arma di difesa che rende più consapevoli. Luisanna, invece, si è iscritta al GAS per fare qualcosa di concreto per sé stessa, per i suoi figli e per il suo Paese.
Tutti i partecipanti dichiarano di riuscire a soddisfare gran parte dei propri bisogni attraverso il GAS. Inoltre, entrare a far parte del GAS ha portato un cambiamento nel loro stile di vita. Il 40% dei votanti va meno al supermercato e l’80% afferma di essere diventato più consapevole negli acquisti, facendo più attenzione alle etichette, anche al di fuori del GAS. Molti di membri, inoltre, hanno stretto amicizie e partecipano a iniziative e eventi promossi dal gruppo.
Per il 90% dei votanti, far parte del GAS non è solo un modo diverso di fare la spesa, ma anche una forma di impegno sociale, volto alla promozione di un nuovo modello economico basato sulla sostenibilità, sulla solidarietà e sulle relazioni. Per Luciano, il GAS serve a creare competizione nei confronti della grande distribuzione. La presenza di esperti, come agronomi e veterinari, all’interno del gruppo e la possibilità di verificare le caratteristiche dei prodotti garantiscono ai consumatori di potersi fidare, proteggendosi dalle sofisticazioni che avvengono nel mondo del biologico. Secondo Gerardo, il GAS contribuisce alla creazione di un’economia solidale, basata sulle relazioni tra persone, territori e culture, e che ripudia l’esclusione, lo sfruttamento e la logica del profitto. Valerio, invece, crede che i GAS possano condizionare le scelte di produzione, orientandole verso l’eco-compatibilità e il rispetto dei lavoratori.

Insomma, far parte di un gruppo d’acquisto solidale non significa solo mangiare biologico e risparmiare, ma anche scambiare idee, creare legami e rivendicare attivamente il proprio diritto di scelta.

Nell’economia globale siamo considerati null’altro che consumatori. I nostri dati privati sono commercializzati e i nostri comportamenti sono studiati dagli esperti del marketing, per offrirci packaging accattivanti e pubblicità che ci inducano a comprare sempre di più. Oggi i consumatori sono sempre più attenti alla propria salute e si dirigono verso prodotti più sani. Da qui il moltiplicarsi di mulini, spighe di grano e foglioline verdi sulle confezioni, su cui capeggiano sempre più spesso le scritte “naturale”, “benessere” o simili. Ma basta dare un’occhiata agli ingredienti o fare qualche ricerca su internet per capire che il cioccolato spalmabile che compriamo di solito è in realtà un impasto di zucchero e olio di palma, con una percentuale minima di cacao, o che quello che ci vendono come sapone “naturale” alle mandorle è un panetto di grasso bovino derivante da scarti industriali, arricchito con coloranti e profumi sintetici, in cui l’unica mandorla presente è quella disegnata sulla confezione.

Da ogni parte ci sentiamo dire che bisogna rilanciare i consumi. Se tutto ciò è vero, e se proprio non possiamo esimerci dal consumare, almeno possiamo rivendicare il nostro diritto di scelta, decidendo quale tipo di produzione merita il nostro sostegno: i prodotti delle multinazionali, che sfruttano i lavoratori e il territorio per il loro profitto e ci ingannano con le loro pubblicità menzognere, o quelli dei piccoli produttori, che rispettano il valore della natura e del lavoro, tra mille difficoltà. Voi che ne dite?

Magari non riusciremo a cambiare il mondo facendo la spesa, ma la sensazione di non essere avvelenati o presi in giro da qualcuno più furbo di noi è già una gran bella soddisfazione.

Se anche voi volete iscrivervi a un GAS e dare una sferzata critico-local-etico-biologica ai vostri consumi, collegatevi al sito www.regas.org e cercate il GAS più vicino a voi.

Buona spesa critica a tutti!

 

 [eco1#2]

.






.


About the Author

Melania Perciballi

Melania nasce a Frosinone nel 1986. Si laurea in Scienze Politiche a Roma e in Geopolitica a Parigi, specializzandosi in geopolitica delle migrazioni. Ha il pallino per la scrittura fin da piccola e, dopo un breve corso di giornalismo, si illude che quella possa essere la sua strada. A Roma e a Parigi scrive di attualità internazionale per giornali, giornaletti, siti di informazione e sedicenti tali. Attualmente scrive resoconti politici per guadagnarsi da vivere, e di tematiche green sul suo blog per mantenersi viva. Si interessa a tutto ciò che riguarda l'ambiente, l'agricoltura sostenibile, la difesa del territorio, l'economia solidale, l'ecocosmesi, il riciclo creativo e l'alimentazione vegetariana. Schifata dal mondo industriale e post-industriale, alterna momenti in cui spera nella decrescita felice ad altri in cui invoca l'estinzione della razza umana. Nella prossima vita vorrebbe rinascere gatto, per passare le sue giornate a rotolarsi sui prati.



One Response to Consumo critico e partecipazione: perché gli italiani scelgono i GAS

  1. Domenico says:

    E’ MAGNIFICO, VERAMENTE COMPLIMENTI!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑