innovation Nidhogg

Published on luglio 20th, 2014 | by Roberto Ingrosso

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Questo lo dovete giocare: Nidhogg

Questo lo dovete giocare. No davvero, andate a comprarlo. Cliccate qui e dategli ‘sti 14 dollari e 99. Vi chiedete il perché di tutta questa insistenza nel suggerirvi di comprare questo gioco? È presto detto: semplicemente non c’è modo di avvicinarsi maggiormente alla sensazione di trovarsi in un duello all’arma bianca (concentrazione assoluta, tensione palpabile, scariche di adrenalina continue) se non schiaffeggiando con un guanto il primo nobiluomo trovato per strada e scegliendo la propria spada fra le due disponibili.

Nidhogg era da tempo nei radar degli appassionati della scena videoludica indipendente, avendo fatto negli scorsi anni incetta di premi fra cui il Nuovo Award dell’Independent Games Festival del 2011 ed il Game Design Award dell’Indiecade 2013, e guadagnandosi quindi l’attenzione di chi era alla ricerca di qualche idea di gameplay fresca e innovativa. Effettivamente, il concetto alla base di Nidhogg è di quelli che riescono a coniugare semplicità e genio, portando chiunque a domandarsi: “perché non ci ho pensato io!?”. Volendo descriverlo in due parole, i due contendenti devono raggiungere ognuno uno dei due estremi del campo di gioco, ostacolati soltanto dal proprio avversario ed entrambi muniti di un letale fioretto. Cos’è dunque che rende Nidhogg tanto particolare?

Nidhogg

La danza delle spade

A convincere in maniera pressoché unanime la critica è stata la capacità di Messhof (l’unico sviluppatore del gioco) di dotare il giocatore di un set limitato di mosse, da cui però emergono numerosissime possibilità di gameplay.

Ogni giocatore può eseguire un affondo con la propria spada, lanciarla sperando di colpire l’avversario a distanza o attaccare con calci volanti o spazzate basse; a questo set di mosse base si aggiungono delle discrete capacità acrobatiche, che permettono al giocatore di arrampicarsi su alcuni muri o rimanere appesi sulla soglia delle piattaforme, nonché la possibilità di prendere l’avversario a pugni nel caso si sia rimasti senza lama. A regalare a Nidhogg quel quid in più è però la presenza di tre posizioni di guardia, bassa, normale e alta, da padroneggiare al meglio se si vuole avere qualche possibilità di vittoria: ad esempio, tenere la spada alta aiuta a proteggersi dai calci volanti dell’avversario, mentre una guardia bassa impedirà di essere superati tramite una capriola bassa. Modificare la posizione di guardia diventa un’arte, dalla quale dipende l’esito di ogni testa a testa, dato che muovendo la spada nel giusto istante permette anche di disarmare l’avversario.

Le varie mosse e movimenti a disposizione dei giocatori regalano al titolo un prelibato tecnicismo quando i contendenti si trovano uno di fronte all’altro, ma in realtà non è sempre necessario tentare di infilzare l’avversario per ottenere la vittoria. Sbarazzarsi del proprio nemico infatti, ci regala semplicemente il diritto di correre il più velocemente possibile verso la nostra meta (ed essere finalmente offerti in sacrificio al leggendario Níðhöggr), ma non produce la morte dell’avversario, che invece ricompare poco più avanti, nuovamente intenzionato a sbarrarci la strada verso la vittoria. Oltre al puro scontro lama contro lama, lento, tecnico e teso, abbiamo dunque questa componente di pura velocità, con i giocatori che possono semplicemente decidere di correre a capofitto verso la meta, in una commistione che rende ogni partita un’altalena di fasi lente e ragionate, alternate a momenti di pura frenesia.

Siamo di fronte dunque alla perfetta sintesi di quello che dovrebbe essere un gioco competitivo double player, certamente in grado alla lunga di rovinare più di un’amicizia.

The Colour and the Shape

Dal punto di vista audio/visivo, Nidhogg adotta l’accoppiata grafica pixellosa e colonna sonora elettronica ormai abusata nell’ambito indie, ma fortunatamente entrambi i settori risultano originali e ben riusciti.

A livello grafico tutti gli elementi possono sembrare spartani e abbozzati (i personaggi sono addirittura delle semplici sagome colorate), ma quando si ammira il gioco in movimento non si può non apprezzare il feeling restituito dall’opera: i fondali sono pieni di piccoli elementi animati che danno carattere all’ambientazione, i personaggi sono dotati di movimenti apprezzabili e le animazioni relative alla morte restituiscono tutto il piacere di aver infilzato il proprio avversario, anche grazie agli abbondanti schizzi di “sangue” che imbrattano in tempo reale le ambientazioni, portando a volte a scontrarsi in ambienti inondati dalle viscere dei due contendenti.

Le musiche sono invece affidate a Daedalus, artista catalogato da Wikipedia nei generi “elettronica” e “barocco”, il quale ha composto quattro tracce (una per ogni ambientazione) in grado di restituire una spiazzante sensazione che unisce momenti di pericolo e urgenza ad altri nervosamente rilassati. L’unione di questi brani agli effetti sonori (composti dal clangore delle spade e le urla di chi viene trafitto) e soprattutto alla sfilza di imprecazioni dei due giocatori, va a comporre un quadro sonoro assolutamente inconfondibile.

Tornando quindi al messaggio lanciato all’inizio dell’articolo, comprate il gioco, trovate un amico da sfidare (o meglio sette amici con cui organizzare un torneo) e immergetevi nelle arene di Nidhogg. E mi raccomando… stick them the with the pointy end!

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About the Author

Roberto Ingrosso, in arte Johnny Cicala, è uno sviluppatore Android per lavoro, un matematico per formazione ed un videogiocatore per natura. Tra la creazione di un’app e l’altra, continua a seguire l’evoluzione del mondo videoludico destreggiandosi tra le saghe storiche e la nuova scena indipendente.



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