music Mandrake

Published on giugno 24th, 2015 | by Leonardo Vietri

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DANCING WITH VIGA. Intervista a Giorgio Mannucci dei Mandrake

I Mandrake colpiscono ancora, e a tre anni di distanza da “Zarastro”, tornano sulla scena con un vero e proprio capolavoro pescando ospiti e riferimenti anche da oltreoceano.

“Dancing With Viga” è un caleidoscopio di stili e umori che spaziano dal pop più sofisticato al rock più sbarazzino, come in un grande circo nel quale si incontrano personaggi eccentrici, visioni oniriche e sorprese a ogni angolo.  Ne parliamo con Giorgio Mannucci, voce e anima del gruppo livornese.

Partiamo dall’alchimia dei vostri suoni, da dove è venuta l’idea di fondere voce e chitarra con strumenti come il violino e il contrabbasso?

Nel 2010, con la mia prima band The Walrus, eravamo nel pieno di una rivoluzione e stavamo abbandonando la lingua inglese per quella italiana. Rischiavano di rimanere così diversi brani in lingua anglofona nel cassetto che non volevo assolutamente dimenticare.

Nello stesso momento stavo maturando un forte interesse nel mescolarmi con strumenti nuovi e nuove sonorità rispetto a quelle che già vivevo con gli Walrus. In particolare sentivo l’esigenza di avvicinarmi al mondo della musica classica. Grazie anche a facebook, poco dopo, entravo in contatto con quelle persone che sarebbero diventate parte fondamentale dei Mandrake e anche della mia vita :)

Da Zarastro, primo album dei Mandrake, sono passati 3 anni; cosa è cambiato in tutto questo tempo e in che direzione si è evoluto il gruppo?

“Zarastro” è stata l’occasione per confrontarci con noi stessi, per capire di che pasta eravamo fatti e cosa il nostro progetto fosse in grado di creare. Un disco molto spontaneo, praticamente acustico, registrato in un tempo ristretto.

Tra il primo album e il secondo, ci siamo buttati in una serie di live molto interessanti, delle bellissime esperienze, specialmente all’estero. In queste occasioni siamo maturati come band e sono nate le prime bozze per le canzoni del secondo disco.

“Dancing With Viga” è un lavoro approfondito. Abbiamo abbandonato l’idea di creare un’atmosfera esclusivamente acustica aggiungendo un basso elettrico (relegando il contrabbasso alla sua unica funzione di arco) e in diversi episodi la chitarra elettrica (grazie anche al contributo dell’elemento aggiunto Federico Silvi). Per questo anche i live spesso sono molto più energici e rock’n’roll rispetto a quelli passati.
Viga è il frutto di un paio di anni di lavori e pensieri, di pre-produzione, di 3 mesi di studio di registrazione. Qui specialmente ci siamo lasciati andare negli arrangiamenti e ho cercato di coinvolgere vecchi e nuovi amici e anche vecchie glorie dei Mandrake, come il trombettista Mauro La Mancusa o la flautista Tiziana Gallo.

DANCING WITH VIGA Giorgio Mannucci dei Mandrake

Quale sentimento anima i Mandrake, la malinconia? A sentire “San Francisco”, si direbbe di sì.

Sicuramente è un sentimento molto forte, presente in diverse canzoni. È quello che forse esprimiamo ed esprimo meglio.

In questo nuovo disco non mancano comunque episodi di spensieratezza (“The Madam”), vivacità (“The end of the world”) e sano rock’n’roll (“Skeletons”).

A proposito di San Francisco, come mai avete scelto questa città e gli avete dedicato questa stupenda, struggente canzone? Parlaci anche del videoclip, che è in realtà è un found footage tratto da un documentario fatto negli anni sessanta da un livornese, giusto?  

Grazie per lo “stupenda”. Qualche anno fa, con degli amici, partii per un viaggio negli States, nella West Coast. Finimmo cinque giorni proprio a San Francisco e me ne innamorai. Ho scritto la canzone subito dopo essere tornato anche se prima di partire, già mi canticchiavo nella testa quella che sarebbe divenuta la strofa portante.

Ho cercato di tirar fuori il lato romantico della città, la sua baia, i leoni marini che cantano le loro canzoni, il Golden Gate Bridge, ma soprattutto, ho provato a tirar fuori il senso di libertà che la città sprigiona.

Su Youtube poi mi sono messo alla ricerca di qualcosa che parlasse di San Francisco, qualcosa di vecchio, vintage. Sono imbattuto così nello splendido documentario di Tullio Pellegrini, un italoamericano che negli anni ’50 ha filmato gli angoli più belli della città con le prime camere a colori. Ho scaricato l’intero documentario dal sito dell’archivio storico e ho estrapolato da esso i tre minuti di cui avevo bisogno. Il resto lo hanno fatto le riprese di Pellegrini, la meraviglia della città e le note dolci della canzone che credo si intonino bene insieme alle immagini.

Una domanda d’obbligo sull’origine del nome della band – Mandrake – e una certa curiosità di sapere chi sia l’autore delle splendide illustrazioni dell’album.

Il nome della band nasce da me e dal primo batterista della band, Dario Gentili. Entrambi grandi fan di Fellini e Mastroianni, una sera parlammo della possibile realizzazione da parte dei due, di un film proprio sul famoso fumetto che narra le gesta del mago. Mastroianni avrebbe dovuto interpretare Mandrake, Alì Kassius Clay avrebbe dovuto interpretare il ruolo del fido Lothar… Il film non fu mai realizzato ma noi li abbiamo omaggiati lo stesso. Quindi mi raccomando: il Mandrake di “Ferro da Cavallo” con Gigi Proietti non c’entra un bel niente. Per quanto riguarda la copertina e il booklet del disco, sono opera di un grande artista livornese, Matteo Giuntini.

Mandrake

Dato che parliamo di nomi, svelateci quale enigma si cela dietro al titolo di quest’album: “Dancing with Viga”.

Nei prossimi giorni seguiteci sulla nostra pagina facebook e vi sveleremo dei piccoli segreti.

Conoscendo la realtà livornese, sicuramente ogni membro della band segue anche altri progetti, quali altre collaborazioni avete attive al momento?

Gabriele Bogi è il batterista dei Bad Love Experience, band con cui condividiamo il collettivo Inner Animal, fuori da non molto con la loro quarta opera “Believe Nothing”.

Tommaso Bandecchi (basso dei Mandrake) è il batterista di una punk-rock band, i Biffers, che colpiscono molto oltreoceano (sono nella stessa etichetta dei Blink 182 per intendersi).

Asita lavora nel campo della musica da molti anni. Suona in diverse orchestre della Toscana e non, e si occupa di musica per l’infanzia e negli ospedali.

Io suono anche nei Sinfonico Honolulu, orchestra di ukulele tutta livornese, nota per aver vinto il Premio Tenco 2013 con l’album “Maledetto colui che è solo” insieme a Mauro Ermanno Giovanardi e che dalla prossima stagione se ne uscirà con qualcosa di inedito che spero faccia tanto rumore.

Federico Silvi, membro aggiunto durante il “Viga Tour” è la chitarra fiammante dei Jackie O’s Farm.

Stella Sorgente, il contrabbasso della band, non ha altri progetti musicali momentaneamente ma si dà da fare lo stesso: è l’attuale vice-sindaco della città di Livorno!

Livorno e la sua scena musicale. Ne parlavo giusto poco tempo fa con Dario Serpan, autore di una bella ricerca su questo tema. Ti rendi conto della fortuna di crescere in un ambiente così stimolante per i progetti musicali di ogni genere? Dacci un parere da insider. 

C’è grande fertilità musicale a Livorno: io suono da quando avevo 16 anni. Sono passati quindici anni da quel giorno ma una buona parte di quegli stessi musicisti che iniziarono con me quel percorso, tutt’ora stanno resistendo e portando avanti questa grande passione.

Per farti capire, in questa città si sono inventati l’evento “Tutti sul Palco” dove tutte le band labroniche si alternano sul palco per una quindicina di set a testa, dalle 21 alle 4 o i Livorno Music Awards con tanto di premi “Best video” o Best Album”. (i Mandrake hanno vinto l’ultima edizione nella categoria best video con “Ghost in me”)

DANCING WITH VIGA. Giorgio Mannucci dei Mandrake-1

Su Youtube ho visto che ti hanno filmato in un luogo poco conosciuto di Livorno, il Mausoleo di Ciano. Quanti altri luoghi conosci che siano dimenticati da tutti – amministrazione e livornesi – e che magari meriterebbero di essere restituiti alla cittadinanza?  

Su tutti le Terme del Corallo, vero patrimonio della città, dimenticato ormai da decenni. Comunque se controllate i video di Livorno Acoustics, loro ne hanno scovati a decine.

I due videoclip che accompagnano l’uscita di Dancing with Viga, “Ghost in Me” e “Two Young Lovers”, sono stati girati entrambi da Ambra Lunardi. Ti va di raccontarci di più sulla loro lavorazione?

Con Ambra abbiamo realizzato – ufficiali – ben 4 videoclip al momento; due dal primo (“The Copelands” e “Time”) e due dal secondo.

“Ghost in me” e “Two Young Lovers” sono le uniche due canzoni del disco che parlano di love stories complicate.
Per “Ghost in me”, insieme ad Ambra, abbiamo cercato di seguire il testo di Emiliano Dominici (affermato scrittore livornese, autore di un romanzo e di una serie di racconti) in cui il giovane protagonista fa di tutto pur di piacere alla propria donna, trasformandosi e diventando il fantasma di se stesso. Ambra è stata bravissima nel mescolare le scene dove suoniamo al Teatro Officina Refugio e a coordinare i due amanti, gli attori Marco Nuti e Virna Ciottoli, bravissimi nelle loro interpretazioni.

“Two Young Lovers” è un video importante con il quale abbiamo partecipato all’ultimo Indie Pride a Bologna. Il video gioca tutto sulla danza innamorata e sinuosa delle due protagoniste (le bravissime Noemi Barbanti e Denise Gasperini) e sugli scenari – tutti toscani – senza tempo.

Un’esperienza molto bella, per me, per Ambra e anche per le due protagoniste, le quali talvolta hanno dovuto sopportare temperature molto basse e venti freddi: recitare nel ruolo di due amanti che svelano il loro amore con un bacio saffico.

Parlami delle collaborazioni di questo disco – Lisa Papineau e i Sinfonico Honolulu – e di quale rapporto hai con loro.

Aprimmo il concerto dei Big Sir coi Mandrake al The Cage Theatre circa 2-3 anni fa. Nei Big Sir militano Lisa Papineau e Juan Alderete, bassista famoso per esser stato membro dei Mars Volta.

Già durante il nostro soundcheck i due rimasero molto colpiti dal nostro sound. Lisa ci riempiva di elogi, mostrandoci tutta la sua disponibilità e umiltà. A serata conclusa ci scambiammo i contatti e ci promettemmo che ci saremmo risentiti. Giorni dopo le scrissi e le chiesi se sarebbe stata disponibile per una collaborazione e lei disse di sì. Quando andai negli States lei mi ospitò a casa sua a Los Angeles e quella fu l’occasione per approfondire la nostra amicizia.
Già prima di partire la punzecchiavo mandandole alcune registrazioni, ma quando fummo lì, capitò che una sera, dopo cena, mentre puliva i piatti, Lisa intonò una parte di “Two Young Lovers”, una delle varie canzoni che le mandai. Capii che quella era fatta apposta per lei.
Nel Sinfonico Honolulu sono entrato in via ufficiale da qualche mese ma ho sempre bazzicato l’orchestra come turnista. È con loro che ho iniziato ad appassionarmi all’ukulele e ho iniziato a scrivere le prime canzoni. Mi sembrava ovvio e del tutto regolare cercare di fare una canzone insieme. Così ho proposto “The end of the world” a Daniele Catalucci (membro dei Virginiana Miller, basso acustico e arrangiatore dei SH) e insieme abbiamo arrangiato la canzone, coadiuvati dal resto dell’orchestra.

Alcuni membri dell’orchestra sono saliti alla prima del “Viga Tour” al The Cage Theatre ed è stato ganzissimo.

Mandrake

Nei live cambiate spesso formazione, in che modo cambia il vostro sound e quanto vi distanziate dal disco?

A volte è difficile riprodurre esattamente ciò che registri in studio. Qui hai tutta la libertà di inventare, aggiungere, condividere, invitare. Non ti puoi privare di questa libertà. È un momento creativo importante e fondamentale per un musicista. E’ così che nel disco oltre ai 5 membri fondamentali sono venuti a suonare e a dare il loro contributo almeno altri 10 musicisti.

Nei live poi, ci muoviamo in 5 essenzialmente, ma in fondo in fondo, non ci distanziamo esageratamente da ciò che il disco racconta, le canzoni sono pur sempre quelle.

Qualche altro aneddoto dai live, oltre a quello di Viga?

Alla fine di un concerto a Pisa, abbiamo ricevuto una poesia scritta su un post-it da uno spettatore durante il live, ispirata da certe canzoni. È stata una tra le cose più belle ricevute sino ad oggi dal “Viga Tour”.

Un’influenza maestra e un amore attuale o nei gruppi più recenti.

The Strokes e The Beatles due influenze maestre. I primi per il rock’n’roll e la voce graffiante, i secondi per gli arrangiamenti, le armonie.

Nei live cambiate spesso formazione. Come fate a ritrovare il vostro sound cambiando formazione, quanti e quali musicisti ruotano intorno ai Mandrake?

I Mandrake sempre presenti in questi live sino ad oggi, siamo io alla voce, chitarra e piano, Gabri Bogi (batteria), Tommaso Bandecchi (basso elettrico), Federico Silvi (chitarra elettrica), Asita Fathi (viola). Alcune volte ci grazia della sua presenza anche il nostro primo contrabbasso Stella Sorgente, molto impegnata nel dirigere la città (come vi accennavo prima Stella è l’attuale vice-sindaco di Livorno).

Durante questo tour abbiamo avuto anche l’onore di fare l’amicizia di una violoncellista che non è a titolo definitivo una Mandrake, ma spero che lo diventi al più presto. Lei si chiama Afra Mannucci, venuta a sostituire in un paio di occasioni Asita, è molto giovane e talentuosa. Oltre a lei, nei casi in cui viene a mancare Gabri Bogi (perchè magari impegnato nei live con l’altra band) viene a sostituirlo un altro ottimo batterista livornese Leonardo Nesi.

Mandrake

Foto di Sebastiano Bongi Toma

I videoclip dei Mandrake (come della maggior parte dei gruppi labronici) sono opera della film-maker Ambra Lunardi. Come siete coinvolti nella produzione e/o nell’ideazione del video?

Con Ambra c’è una bella alchimia e amicizia che dura ormai da diversi anni. Con lei e insieme ad altri amici, anni fa, abbiamo creato Videotape Tv, una web tv che si occupava di musica, con la quale abbiamo fatto numerose esperienze, andando a intervistare e a filmare grandi artisti come Steve Albini, Verdena e molti altri. Ci conosciamo e stimiamo molto a vicenda. Nella realizzazione dei video Mandrake, il più delle volte ci confrontiamo. Valutiamo le idee di entrambi.

Nel caso di “Ghost in Me” è stata lei a scegliere la canzone. Insieme abbiamo tirato su una micro sceneggiatura. Abbiamo fatto sopralluoghi e scelto gli attori.

In fase di montaggio, lei ha tutta la libertà. Io, insieme alla band, possiamo solo darle dei consigli o chiederle dei piccoli miglioramenti.

Di che cosa parlano le tue canzoni di questo album? C’è un filo conduttore che lega gli episodi di Dancing with Viga? 

Non c’è un filo conduttore anche perché sono state scritte in periodi molto diversi. Si va da argomenti grotteschi e surreali come in “Tales of a Wizard” – dove si narrano le complicate relazioni tra un giovanissimo mago, che da grande vuole fare l’illusionista a tutti i costi, e la madre che ostacola il sogno del figlio, passando per storie personali di vita vissuta come in “Mom&Dad” (scritta dopo la scomparsa di mio padre) o “San Francisco” (l’esperienza del viaggio e la scoperta della città), e attraversando storie d’amore conflittuali (“Ghost in Me” e “Two young lovers”).

Qualche altro link o info utile per chi ci sta leggendo?

Andate sul nostro sito: www.wearemandrake.com
Il nostro facebook dà aggiornamenti su eventi e concerti a cui partecipiamo: www.facebook.com/wearemandrake

Se siete curiosi di ascoltare il nostro disco fatevi un giro su Spotify e lì ci troverete. Però ai live venite al banchetto, e sosteneteci acquistando il nostro disco e le nostre t-shirt.

 

(Foto copertina di Greta Lippi)

 

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About the Author

Leonardo Vietri

Madre brasiliana, padre italiano, cuore statunitense, ubicato dalle parti della San Francisco Bay Area. Come Jonatham Lethem prima di me - rimango folgorato sulla via di Damasco dall'opera del grande Philip K. Dick, a cui dedico una tesi sperimentale (si passa in rapida successione dalla letteratura al cinema, dal fumetto alla musica, dalla videoarte al djing) di laurea quinquennale in Scienze della Comunicazione. Instancabile motore culturale, negli ultimi 15 anni ho partecipato a numerosi Festival e rassegne di cinema, musica e arte emergente collaborando inoltre con alcuni tra i laboratori creativi più interessanti della capitale (Aye Aye - Installazioni Interattive e Laboratorio Linfa) e con associazioni culturali impegnate a migliorare il mondo (Ecologia In Viaggio Onlus su tutte). Appassionato di giornalismo ho scritto di musica, cinema, libri, fumetti e stili underground per molte testate e fanzine tra cui Fucine Mute, Satyrnet, Nerdsattack, Wings of Magic, Vintage!, Zero6, LeCool Roma. Al momento mi occupo di Marketing e Comunicazione aziendale e suono l'ukulele per puro divertimento. Ah, essendo nato a Rio de Janeiro, sono "carioca da gema"!



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