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Published on febbraio 10th, 2014 | by Francesca Fini

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BLIND finalista al “Margaret Guthman Musical Instrument Competition”

BLIND, la performance sinestetica di Francesca Fini è tra i 20 finalisti del Margaret Guthman Musical Instrument Competition.

L’evento, previsto per il prossimo febbraio, è organizzato dal Georgia Institute of Technology di Atlanta.

Il Margaret Guthman Musical Instrument Competition è un evento internazionale che premia ogni anno le idee più originali e innovative nella progettazione di uno strumento musicale, nell’ingegneria, nelle performance artistiche che implichino nuovi e inaspettati modi di concepire il rapporto con il suono. Il concorso ha lo scopo di mostrare come le nuove idee possano cambiare il modo in cui la musica è composta e vissuta. I concorrenti, diversi per provenienza e formazione, vengono da ogni angolo del pianeta e rappresentano una vasta gamma di interessi e professioni. Tra i partecipanti, nel corso degli anni, vi sono stati creatori innovativi, artisti, inventori, gruppi di ricerca. Tutti gli spettacoli sono aperti al pubblico, per favorire la più ampia partecipazione al futuro della tecnologia musicale. Ogni anno la giuria comprende musicisti di fama internazionale, come Lori Anderson, ingegneri, progettisti, esecutori, compositori e visionari. Questo premio è diventato nel corso degli anni un evento importantissimo nel campo del design musicale. PRNewswire lo ha descritto come “il focolaio per musicisti e artisti che stanno ampliando i confini della performance musicale”, mentre Wired lo ha descritto letteralmente “X-Prize della musica”.

Peter Kirn, di Create Digital Music, ha osservato come “nell’affollato mondo del design musicale, il Margaret Guthman spicca come un premio chiave”.

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BLIND è un esperimento performativo che mescola body-art e interaction design.

Francesca Fini lavora sulla sua sinestesia, una predisposizione creativa che le permette di percepire il colore e di “ascoltare” il suo suono. Lo scopo della performance è appunto trasportare il pubblico in una dimensione sinestetica, immersiva, in cui il performer diventa il mediatore di un’esperienza insolita del colore. Durante la performance l’artista utilizza delle vernici colorate e si muove davanti ad una webcam che è programmata per riconoscere quattro diversi colori. L’informazione prodotta viene poi elaborata dal computer e inviata a un sintetizzatore digitale che attiva una specifica combinazione di suoni per ogni colore. Il flusso armonico e la modulazione di ogni strumento sono determinati dai dati prodotti dalle coordinate delle macchie di colore nello spazio, in modo tale che le mani dipinte dell’artista, monitorate dalla webcam, si trasformano in uno strumento musicale a tutti gli effetti. La ricerca scientifica e artistica sul rapporto profondo tra suono e colore è il punto di partenza di un percorso personale in cui l’artista manifesta le infinite connessioni tra i sensi.

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Francesca Fini: “Ad ogni colore ho associato un gruppo di strumenti con una personalità ben definita; un mix di archi stonati per il giallo, così creativo, energetico e allo stesso tempo irritante. Una viscerale chitarra elettrica per il moderno, profondo blu, così carnale e ascetico allo stesso tempo, così estremamente contemporaneo. Per il rosso ho scelto il pianoforte dal sapore rotondo e completo. Per l’acido, rabbioso e potentissimo verde ho scelto un suono elettronico e vibrante, e ti sembra quasi di sentir ronzare i pungiglioni di strani insetti nascosti nel profondo verde di una foresta. Per questo particolare progetto sono stata ispirata da diversi studi scientifici, il cui scopo è permettere ai non vedenti di “riconoscere” i colori attraverso le sollecitazioni sonore. La ricerca scientifica però è solo l’inizio di una rielaborazione libera e poetica. Io infatti ho scelto gli strumenti partendo dalla mia esperienza personale e dalla mia immaginazione del colore. Durante l’intera performance cerco di interpretare lo spirito del colore, non solo con il carattere e la modulazione del suono, ma anche con la qualità del movimento del mio corpo sul palco. Voglio farti odorare il giallo, farti sentire la sua musica, fartelo tenere stretto tra i polpastrelli delle dita”.

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Il video della performance al MACRO Testaccio (2011)

 

Per saperne di più:

BLOG DEL PROGETTO

SITO FRANCESCA FINI

MARGARET GUTHMAN COMPETITION

Per scaricare il comunicato stampa

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About the Author

Francesca Fini

si occupa di mixed media, video e performance. I suoi progetti affrontano quasi sempre tematiche legate alla femminilità o dalla forte componente sociale e politica “mettendo in scena un corpo amplificato dalla tecnologia che però mantiene intatta la sua natura animale e biologica” (Alessio Galbiati/Rapporto Confidenziale). Nelle sue performance e nei video lavora spesso con tecnologie lo-fi, dispositivi di interaction design fatti in casa, audio e video generati dal vivo, hackerando e manipolando oggetti di uso quotidiano: telecamere di sorveglianza, wiimote, webcam, elettrodi terapeutici, utilizzati per esplorare la realtà nelle sue manifestazioni più inquietanti e trovarne il risvolto ironico. “La tecnologia é una cosa interessante, ma invece di chiamarti sullo smartphone preferisco farti contorcere lo stomaco parlandoti con i bicchieri di plastica collegati con lo spago”. Nel dicembre 2012 è stata invitata a partecipare alla prima “Venice International Performance Art Week”, curata da VestAndPage, insieme ad artisti come Yoko Ono, Jan Fabre, Valie Export, Boris Nieslony ed Hermann Nitsch. Ha recentemente vinto la “Fonlad Performance Art Residency” per preparare una nuova performance a Coimbra, in Portogallo, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura. Espone il suo lavoro in gallerie e musei di tutto il mondo.



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