social BERLUSCONISMO

Published on gennaio 9th, 2014 | by Rossella Rago

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BERLUSCONISMO

Ebbene sì, ci sono andata anch’io, in piazza, a sentire il grande comunicatore – sulle note del famigerato inno e fra le bandiere di Forza Italia – sbeffeggiare l’avversario politico…sul piano personale. All’epoca non era la “culona inchiavabile” l’oggetto della sua esuberanza di modi e linguaggi, ma quello stile era già impostato: uno stile di comunicazione minuziosamente studiato che, nel tempo, ha potuto far leva sulla crisi del ceto medio, del lavoro operaio e sulle inedite, allarmanti caratteristiche assunte pian piano dalla povertà. Povertà che – lo sappiamo – non è solo la mera mancanza di mezzi, ma anche un vuoto di risorse, prima di tutto istituzionali e di tutela che, grazie alle trasformazioni culturali connesse con il fenomeno della televisione commerciale, del quarto potere, della corruzione pubblica e privata e dell’inequità sociale, ha spianato la strada all’ascesa di un protagonista compulsivo: Mr. Berlusconi.

Il berlusconismo, questo neologismo della lingua italiana, fenomeno politico, culturale e sociale, negli anni ‘80 è stato associato a un’immagine positiva, quasi speranzosa, legata a quest’uomo che sapeva fare imprenditoria e comunicazione di massa.

BERLUSCONISMOSolo negli ultimi decenni il termine berlusconismo si è tramutato in qualcosa di tendenzialmente negativo – e forse, oggigiorno, grottesco – che ha a che fare con un “certo” modo di fare politica correlato alla “cultura di una ricchezza autolegittimatasi, che investe larghi strati della nazione, compresa buona parte della classe politica” (Marco Revelli).

Grazie anche al vuoto di una classe dirigente vissuta tanto, troppo distante dalle esigenze reali della gente, la capacità di Mr.B nell’usare un linguaggio semplice e diretto con il popolo, per mezzo di un possente apparato mediatico e di slogan diretti ed incisivi (il presidente operaio, meno tasse per tutti, la casa delle libertà, l’unto del Signore) ma anche gigionerie come l’inno, il nobel per la pace, le narrazioni della sua gioventù, le barzellette, le gag, le spiritosaggini, i malintesi, le gaffe, le smentite, gli autogol, gli incidenti diplomatici…e mille altri deliri) gli ha permesso di instaurare un rapporto molto diretto con la gente, che ha visto in lui non solo l’uomo low profile che è un bravo imprenditore e che ha fatto soldi a palate, ma anche un’immagine “vincente” tanto agognata dai berluscones. Un ricco simpaticone che scopa donne bellissime, che possiede il potere di farsi leggi ad personam ed incarna tutti i desideri italiani più effimeri: il calcio, le ville, le donne, il lusso, i festini, la chirurgia estetica, le barche…

Le sue caratteristiche di personalità, rinforzate da un consenso popolare sempre più forte e da uno stuolo di fedeli peones pronti ad immolarsi e ridicolizzarsi per il loro leader carismatico (che in certe occasioni si è perfino paragonato a Gesù), si sono autoalimentate fino a sconfinare in un qualche non diagnosticato delirio di onnipotenza. E come ogni buon delirio che si rispetti, anche quello di Berlusconi è sfociato nella paranoia. Berlusconi è stato perseguitato dai giornali, dai comunisti, dai poteri forti e dalla magistratura, quest’ultima solitamente etichettata “toghe rosse”, con il funzionale linguaggio comunicativo a lui caro, teso a delegittimare e screditare l’interlocutore. La strategia politica è anche questa: una comunicazione funzionale e pervasiva che, all’occorrenza, si serve anche di un insano vittimismo, una logica strumentale che si avvale della presunta minaccia comunista ed addirittura della persecuzione giudiziaria. “Una dose di vittimismo è indispensabile per non galvanizzare gli avversari” (Umberto Eco).

Altro ritornello, dimostratosi accattivante e di grande impatto in termini di consenso, sono le millantate amicizie di Mr. B, che fa il verso al classico “ho amici molto in alto”, o “lei non sa chi sono io”: Berlusconi ha sempre tentato, nonostante gli incidenti diplomatici, di far collimare collaborazione politica ed amicizia personale, specialmente in politica estera, settore in cui ha agito in prima persona, anche scavalcando i protocolli ufficiali, le istituzioni pubbliche, la diplomazia e, spesso, un sano buonsenso.

BERLUSCONISMO

Come spiega la mia amica filosofa, #Frida Neri, “Berlusconi non è stato solo votato e il suo potere non viene solo dalle preferenze elettorali. Berlusconi è diventato un modello: ideale, di consumo, esistenziale. La nostra responsabilità – individuale e sociale – è nella accettazione e condivisione più o meno palese di quel modello. Sogniamo di diventare ricchi con poco, di avere potere, fosse anche sul pesce immediatamente più piccolo di noi, sogniamo la fama per se stessa e non come conseguenza di un saper fare. I nostri figli, a 10 anni, sognano di essere belli e famosi. Cosa c’è di male? “Solo” una distorsione enorme del senso della vita, del rapporto con il corpo, con l’altro, con il Paese che si abita, con i sentimenti, con le priorità, con il sesso. L’essere umano ci ha messo millenni ad elaborare strategie di vita individuali e sociali autentiche, che gli hanno permesso di fiorire, di sapere del mondo e di se stesso, di esprimere la sua essenza o almeno di incamminarsi verso la scoperta delle sue anime; noi “moderni” siamo riusciti a tornare alla più bassa viscera in meno di un secolo.”

Ora che Mr.B è “decaduto”, “il problema più pesante da affrontare è il berlusconismo che ci ha lasciato, pervasivo, diffuso nei gangli dello Stato, della Pubblica Amministrazione, perfino nei modelli identitari dei nostri adolescenti…Occorre davvero rimboccarsi le maniche, riprendere il filo educativo, etico, politico.” (Achille Tagliaferri)

Eh, già.

Anche dopo le inchieste giudiziarie, gli scandali, le squallide “cene eleganti”, anche dopo la decadenza, l’affidamento ai servizi sociali, sappiamo che Mr.B è un furbetto che ha campato un ventennio e continuerà a vivere altrettanto “bene” avendo a disposizione la sua fedelissima armata di estimatori, un apparato mediatico potentissimo e grandi mezzi finanziari; la cosa più degradante però è il prosaico lascito che dovremo portarci sul groppone chissà per quanto tempo ancora.

BERLUSCONISMOL’oggetto di questo articolo però non vuole essere il nostro Silvio nazionale in primis, ma piuttosto ciò che è riuscito a creare: difficile riuscire a comprendere perché ha avuto tanto successo il suo approccio al pubblico, come e perché è stato così accolto dal Paese e da quali pieghe del nostro sistema sia nato il berlusconismo. Giovanni Orsina lo definì una “manifestazione particolarmente clamorosa, sia per intensità sia per durata di tendenze che negli ultimi anni hanno caratterizzato pressoché tutte le democrazie.” Sono d’accordo: non addossiamo le responsabilità di ciò che è successo all’elettore berlusconiano, teledipendente e ignorante. Sarebbe fin troppo facile.

Nel corso degli ultimi decenni sono stati scritti fiumi di parole ed esperiti altrettanti tentativi di avviare un discorso su basi storiche, ma bisogna scavare di più – sostiene Orsina – per comprendere come mai “la sua proposta, in quello specifico momento storico, sia parsa ragionevole e come mai, infine, la democrazia italiana si sia spinta così tanto più avanti delle altre lungo la via del ‘postnovecento’.

Ed eccoci qui, adesso. Siamo a pezzi? Forse sì. Pochi europei disprezzano i loro politici viziati e viziosi quanto noi italiani; l’indignazione per la situazione sociopolitica è sempre più forte e esacerbata. La politica (intesa nel senso più ampio e aulico possibile) deve costruirsi una sana legittimità per produrre i cambiamenti necessari e un minimo di credibilità.

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About the Author

Rossella Rago

Rossella Rago, classe 1980. Assistente sociale e Mediatore Familiare, mi occupo di disabilità e salute mentale presso l'Istituzione per il Sociale di un Ente Pubblico in Provincia di Roma.



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