style pelle

Published on settembre 4th, 2013 | by Rosamaria Faralli

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Attraverso la pelle

La pelle è la prima a formarsi e il più sensibile dei nostri organi, il nostro primo mezzo di comunicazione e anche il più efficiente dei nostri mezzi di protezione (…). Perfino la cornea, trasparente, è coperta da uno strato di pelle, seppur diverso (…) Il tatto è il padre di occhi, orecchie, naso e bocca. E’ il senso che si è poi differenziato negli altri, evento che spiega l’antica definizione del tatto come padre di tutti i sensi” (Ashely Montagu, Il linguaggio della pelle, 1989)

Il nostro corpo è il vero e proprio “ombelico del mondo”, non inteso come punto di vista di una prospettiva centrale, ma come vero e proprio punto di riferimento, memoria e immaginazione. In questa ottica, il compito dell’architettura è quello di rivolgersi a tutti i sensi contemporaneamente e fondere in se immaginazione ed esperienza, invece di creare meri oggetti di seduzione visiva. “Nell’ esperienza dell’arte ha luogo uno scambio peculiare: io do in prestito allo spazio le mie emozioni e le mie associazioni, e lo spazio dà in prestito a me la sua aura, che seduce ed emancipa le mie percezioni e i miei pensieri. Un’opera architettonica presenta forme e superfici gradevoli, plasmate perchè l’occhio e gli altri sensi le possano sfiorare, ma incorpora e integra in sé anche strutture fisiche e mentali, dando così alla nostra esperienza esistenziale una coerenza e un valore rafforzati (Juhani Pallasmaa)

La cultura occidentale ha sempre considerato la vista come il più nobile dei sensi. La scoperta della rappresentazione prospettica ha reso l’occhio il fulcro del sistema percettivo generando una visione oculocentrica del mondo, nella quale l’immagine visiva assume un ruolo prioritario sugli altri stimoli sensoriali.

Anche nei principi sostenuti da Vitruvio emerge chiara questa tendenza visiva : L’edificio è inteso come uno spettacolo, la cui bellezza diviene oggetto di visione, che ignora gli altri sensi o li considera elementi secondari. In altre parole, l’edificio è quasi letteralmente una teoria, qualcosa da guardare, una costruzione teatrale che induce lo “spettatore” ad una relazione costantemente frontale con il mondo. Anche il celebre credo di Le Corbusier: “L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi e della luce” descrive essenzialmente un’architettura visiva. Ma, Le Corbusier, grazie al suo straordinario senso della materialità, della plasticità e della gravità, ha comunque impedito che le sue architetture finissero per diventare un mero spettacolo visivo.

L’architettura dovrebbe essere intesa come un’estensione della natura, e come tale deve fornire anche esperienze tattili e sensoriali. Una passeggiata nel bosco , infatti, crea quella che Bachelard definisce una “polifonia dei sensi”, in cui l’occhio collabora con il corpo e gli altri sensi fondendo gli uni con gli altri. Non abbiamo più una visione esclusivamente focalizzata ovvero prevalentemente frontale, fissata, a fuoco, ma entra in gioco anche la visione periferica, ovvero quella parte di campo visivo che non riusciamo a mettere a fuoco, ma che da la sensazione di appartenere allo spazio che ci circonda creando un coinvolgimento corporeo dell’osservatore all’interno della scena.

La vista svela quello che il tatto già sa. I nostri occhi, infatti, accarezzano oggetti, angoli, contorni, ma è l’inconscia sensazione tattile che ne determina il piacere o il fastidio di quell’esperienza. “Un’opera veramente artistica stimola le nostre sensazioni ideate dal tatto e questo stimolo <esagera la vita > (Bernard Berenson)”.

La Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright, ad esempio, intrecciandosi con la foresta circostante, con i suoi volumi, colori, odori e perfino con i rumori del fiume genera un’esperienza sensoriale irripetibile. È possibile distinguere diversi tipi di architettura in base alle modalità sensoriali che tendono ad enfatizzare. Accanto all’architettura dell’occhio, esiste un’architettura tattile, uditiva, o un’architettura che riconosce i regni dell’olfatto e del gusto. Nell’ architettura di Alvar Aalto è tangibile un’intensa presenza muscolare oltre che tattile. “Gli elementi sono dislocati, asimmetrici, irregolari e poliritmici per suscitare esperienze corporee, muscolari, tattili. Le strutture dalla superficie elaborata e i dettagli lavorati perché la mano li tocchi, invitano al tatto creando un’atmosfera di intimità e calore. Al posto dell’incorporeo idealismo cartesiano dell’architettura dell’occhio, l’architettura di Aalto si basa sul realismo sensoriale (Juhani Pallasmaa)” 

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E’ dunque possibile progettare spazi che invitano a un coinvolgimento simbiotico.

Il computer al giorno d’oggi è visto come grandissima scoperta, che aiuta la fantasia a venire fuori in molteplici forme semplificando il processo di progettazione. Ma è anche vero che, inizialmente, la creazione di immagini digitali ha creato una distanza tra colui che progettava con ciò che veniva fatto, mentre il lavoro creativo ha sempre richiesto un’identificazione corporea e mentale. Al giorno d’oggi la nostra concezione di spazio è stata sfidata e restaurata dai media elettronici come TV, radio, computer, internet che costituiscono il Cyberspazio. Le reti elettroniche, come quelle organiche, sono piene di intelligenza: sanno interagire tra di loro senza difficoltà e con efficienza. Ma questo spazio virtuale ha bisogno di considerazioni architettoniche esattamente quanto quello reale. La tecnologia, che inizialmente ci ha allontanato dall’architettura sensoriale , piano piano ci sta ricongiungendo ad essa. L’Interaction design, che studia l’interazione uomo-macchina ne è un esempio. Una realtà interattiva tende, infatti, a non escludere lo spettatore ma a trasformarlo in protagonista della scena mettendo in gioco tutti i sensi . L’architettura digitale diviene, quindi, l’anello di congiunzione tra l’uomo e ciò che lo circonda, diventando uno strumento fondamentale per la riqualificazione dei luoghi e l’aumento del grado di benessere e soddisfazione degli individui attraverso l’aumento del senso della territorialità e dell’orientamento.

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About the Author

Rosamaria Faralli

Nasce a Napoli nel 1984, si laurea in Architettura UE presso l'Università di Roma "La Sapienza", nel Marzo 2012, e ha frequentato corsi di modellazione e rendering avanzato all'università privata "Quasar" di Roma. Inoltre, nel 2009, ha partecipato alla "Roma Summer School on Urban Design" . Da maggio 2012 entra a far parte di nITro group (New Information Technology Research Office) prendendo parte a varie iniziative come il " SicilyLab"; la rivista online di architettura “On/Off Magazine” (http://onnoffmagazine.com) e ad altre iniziative ancora in fase di costruzione. (http://nitrosaggio.com) Sempre nel 2012 ha frequentato il corso di "coordinatore della sicurezza sui cantieri" presso la facoltà di Ingegneria de "la Sapienza". Attualmente collabora con lo studio di architettura e urbanistica “Coffice”. Coltiva autonomamente la sua passione per la fotografia che l'ha portata ad esporre in vari locali di Roma, a collaborare con la società "il milione" per la realizzazione di applicazioni per cellulari riguardanti guide turistiche di Roma e a collaborare con la rivista online "L'infiltrato".



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