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Published on novembre 25th, 2013 | by Jannis Genco

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4 cose che non sapevi sul rimpianto

Avete mai preso una decisione di cui vi siete pentiti? Io sicuramente si. Penso a quella volta, avevo 17 anni, in cui decisi di risparmiare sul costo (e sulla qualità) del cavo jack per la mia chitarra elettrica. Tanto sono tutti uguali, mi dicevo. Poi, per comprendere realmente che con la qualità non si fanno compromessi, a volte è necessario che il cavo jack da quattro soldi ti si rompa sul più bello, nel bel mezzo di un’esibizione dal vivo. Lezione appresa. E questo è solo uno dei tanti piccoli o grandi rimpianti che hanno costellato la mia vita. Ma sono sicuro che anche voi avete avuto a che fare con questo tipo di emozioni.

Il problema quando si parla di emozioni è che chiunque vuole e può dire la sua, visto che le emozioni riguardano un po’ tutti. Il rischio però è quello di creare confusione ed equivoci, e in questo caso, parlando di rimpianto, la confusione è sostanziale. Ad esempio molti di voi si saranno trovati di fronte a domande del tipo: “è meglio un rimpianto di un rimorso?”, magari sfogliando una rivista o curiosando tra blog. Il fatto è che presentare le due emozioni come due poli opposti, due categorie dicotomiche per dirla alla psicologhese, è sostanzialmente sbagliato. Se non avete risposto perché non sapevate cosa rispondere, avete fatto bene. Il comune credere che il rimorso sia una conseguenza di un errore commesso in passato e che il rimpianto derivi da una azione mai commessa è fondamentalmente errato.

Dopo aver approfondito l’argomento all’università e aver fatto molte scoperte interessanti, mi sono dovuto ricredere su buona parte di ciò che pensavo di conoscere sul rimpianto.  Vediamo insieme perchè.

1 – PERCHE’ PROVIAMO RIMPIANTI

Il rimpianto è un’emozione che insorge quando si crede di aver potuto ottenere un risultato migliore da quello che si è ottenuto effettivamente, perciò è un’emozione subordinata al confronto tra il risultato effettivamente ottenuto e un risultato ipotetico. Un confronto negativo tra il risultato immaginato e quello ottenuto determinerà quindi un insieme di emozioni negative come tristezza, frustrazione, ma sopratutto rimpianti, che ci spingeranno a riflettere su ciò che abbiamo fatto (o non fatto) e su cosa avremmo dovuto fare (o non fare), in altre parole ci costringe a riflettere e rivedere i nostri errori.

Per questo in psicologia si afferma a gran voce che il rimpianto è un’emozione adattiva e funzionale che ci aiuta a vivere meglio permettendoci di apprendere dai nostri errori, e ha una funzione preparatoria che ci facilita le scelte nel futuro medio-lungo. Se è vero che al rimpianto viene associata la presenza di stress nel medio termine, è vero anche che possiamo avere dei benefici motivazionali nel lungo termine, e questo per una semplice ragione: perchè usiamo la fantasia. Immaginare le alternative ipotetiche derivanti dalle nostre scelte in una specie di Sliding Doors personale ci può fornire una visione più limpida dei cambiamenti futuri nella propria vita, e – perchè no? – a massimizzare i propri risultati nel breve termine. In altre parole, il ricordo spiacevole di un errore commesso in passato guiderà inevitabilmente tutte le scelte future. Chi l’avrebbe mai detto?

2- I RIMPIANTI E LA RESPONSABILITÀ

Ma allora perché è sbagliato dire che si prova rimorso per aver fatto qualcosa e rimpianto per non averla fatta? Sostanzialmente il rimorso è un’emozione molto simile al rimpianto, più diretta e intensa ed accompagnata da rabbia e vergogna piuttosto che dalla propensione a rimediare ai propri errori che spesso accompagna i rimpianti, perciò questa distinzione del tipo azione/inazione è priva di fondamento.

Possiamo invece facilmente distinguere il rimorso dal rammarico. Quest’ultima è un’emozione che proviamo quando il risultato ottenuto non ci piace affatto e al contempo riteniamo di non essere i responsabili delle scelte che hanno portato al pessimo risultato, attribuendo la responsabilità a cause esterne dal nostro controllo. Più che rabbia e vergogna, in questo caso si ha a che fare con frustrazione ed impotenza.

A questo punto qualcuno si chiederà: ma allora che l’errore sia causato da una mia azione o da una mia omissione è la stessa cosa? Sembra proprio di no: secondo numerose ricerche accademiche il rimpianto derivante dall’aver fatto qualcosa di sbagliato si esaurisce di intensità nel breve termine, invece i rimpianti derivanti da ciò che non è stato fatto crescono di intensità con il passare degli anni e associandosi ad una sorta di nostalgia stimolata dalle occasioni perse.

3- SI RIMPIANGE IL PASSATO, MA ANCHE IL FUTURO

Finora abbiamo considerato il rimpianto come un’emozione unidirezionale, causata unicamente da un impietoso sguardo retrospettivo sulle azioni commesse in precedenza, ma in realtà il rimpianto va oltre. Il rimpianto guarda anche al futuro.

Consideriamo il fatto che ogni essere umano sano di mente ha una naturale avversione nei confronti dei rimpianti. Si tratta di un’emozione sgradevole, perciò ci impegneremo ad ampliare il ventaglio delle opzioni a nostra disposizione e a valutare tutte le alternative in base alla possibilità di evitare questa emozione. Sembra un processo molto complesso. In realtà accade tutto automaticamente e quasi inconsciamente nel momento in cui dobbiamo prendere una decisione: quello che facciamo è anticipare (o stimare, se preferite) i rimpianti che potrebbero essere causati da ogni ipotesi vagliata, anche se l’esito negativo deve ancora verificarsi. È proprio considerando tutte le possibili fonti di rimpianti che andiamo a scegliere l’opzione che più ci mette al riparo da risultati sgradevoli.

4- I TUOI RIMPIANTI POSSONO ESSERE MANIPOLATI

Anche i rimpianti possono essere oggetto di manipolazione per orientare le scelte degli individui, e questo accade più spesso di quanto crediamo. Premendo i bottoni giusti si può indurre una persona ad anticipare il rimpianto (nel paragrafo precedente abbiamo visto come funziona) in un contesto particolare, mettendo in risalto le conseguenze negative di alcune scelte e quindi indirizzando altrove la decisione; questo meccanismo viene molto sfruttato per la prevenzione di condotte a rischio ma anche per incentivare un acquisto, e non sempre accade consapevolmente. Molti venditori usano queste strategie senza neanche saperlo, e conoscerle ci rende sicuramente dei consumatori più accorti e consapevoli, perciò vediamo due esempi.

Nel primo esempio il rimpianto viene manipolato per aumentare la propensione ad evitare comportamenti sessuali a rischio. In un esperimento del 1992 vennero coinvolti due gruppi composti da studenti olandesi a cui veniva chiesto di immedesimarmi in una situazione in cui veniva consumato un rapporto sessuale non protetto, e successivamente veniva loro chiesto di descrivere le sensazioni che proverebbero durante il rapporto (gruppo 1) o dopo il rapporto (gruppo 2). È evidente che il gruppo numero 2 si concentrerà maggiormente sulle conseguenze del rapporto e non sulle sensazioni del momento. Gli studenti vennero intervistati 5 mesi dopo l’esperimento e i risultati confermarono le aspettative degli studiosi, mostrando un’aumentata propensione all’uso del preservativo da parte dei componenti del gruppo n. 2 rispetto al gruppo n.1, confermando l’efficacia della manipolazione del rimpianto. Questa tecnica è ampiamente sfruttata nelle campagne di prevenzione e di sensibilizzazione in tutto il mondo. Pensate per esempio alla dicitura “IL FUMO UCCIDE” sulle vostre siga.

Il secondo esempio riguarda una situazione ipotetica in cui tutti ci ritroviamo tutti i giorni, anche più volte al giorno, ovvero quando abbiamo a che fare con qualcuno che vuole venderci un prodotto o un servizio. Per esempio, immaginiamo di entrare in una palestra abbastanza prestigiosa perciò costosa: il venditore ci verrà incontro, e dopo averci fatto fare il consueto tour cercherà di venderci un abbonamento. Sarà molto probabile che vi farà un’offerta del tipo: se ti iscrivi oggi, adesso, non paghi gli 80 euro di iscrizione, se aspetti anche fino a domani dovrai pagarla. Qui è evidente come, soltanto parlando, vi abbia portato davanti allo scenario in cui voi decidete di iscrivervi in palestra dopo una settimana e vi rode di dover pagare gli 80 euro mentre probabilmente pensereste “se solo mi fossi iscritto appena entrato!”. Il meccanismo è semplice, e l’intento è quello di farvi sentire con le spalle al muro e di non aver nessuno altro riparo dal rimpianto se non vi iscrivete adesso.

Oppure immaginate di entrare in un negozio di elettronica e cercare di comprare una smart TV di ultima generazione, però un modello molto economico di qualche sottomarca. Un venditore tagliato potrebbe dirvi che, sebbene il prezzo sia ottimo, il modello di fascia più alta, un Sony per esempio, ha una durata molto più longeva e tende a dare molti meno problemi tecnici del modello di sottomarca che avete scelto, e per questo vi risparmierebbe tempo, noie e soldi spesi in assistenza tecnica. Il venditore navigato non ha fatto altro che catturare un momento futuro, l’eventualità che il vostro nuovo televisore si rompa sul più bello, e portarvelo hic et nunc, qui e adesso, facendovi effettivamente vivere un rimpianto futuro. Quante emozioni, quanta poesia anche in una piccola compravendita. E probabilmente molti di noi si farebbero convincere.

Conoscere meglio emozioni come il rimpianto significa accettare la negatività come parte integrante dei processi di crescita, ci aiuta a diventare più consapevoli, ci permette di elaborare costrittivamente i nostri errori, ci guida nella corretta attribuzione delle cause dei nostri successi e dei nostri fallimenti, ci permette di guardare ai rimpianti come una premessa  e non un’alternativa alla serenità.

Fonte 1

Fonte 2

Fonte 3

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About the Author

Jannis Genco

30 anni, emigrato nel Regno Unito con una laurea in Psicologia Sociale. Un passato di militanza tra le frange più estreme della scena Death Metal materana, un’orecchio sempre puntato verso nuove sonorità elettroniche, ambient, drone ma soprattutto psichedeliche, un’occhio attento a dettagli che pochi vogliono/riescono a vedere. Una valigia sempre mezza disfatta, un viaggio sempre dietro il prossimo angolo. Scrive (per passione e mai per mestiere) di musica, di scienze sociali, di viaggi, di categorie residuali.



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